Le super mamme (forse troppo)

di Paolo Di Stefano, 27esimaora.corriere.it, 20 giugno 2016

C’è madre e Madre. La Madre è totalizzante, ambisce a trattenere i figli con sé e troppo spesso ci riesce, mettendo in atto le più varie strategie. La madre (con la minuscola) è fallace, imperfetta, accetta di lavorare in perdita, la perdita del figlio che se ne va per la sua strada. Vacanze tutti assieme, niente privacy Quel nido chiuso impedisce la crescita), tende a essere una famiglia inclusiva, simbiotica, claustrofobica, teme l’apertura al mondo, diventa una prigione (complici le poche opportunità offerte dal mondo del lavoro). La famiglia non insegna quel che dovrebbe: cioè la separazione. Perché «la vera filiazione è aver ricevuto dai propri genitori la possibilità di lasciarli». Diceva Freud che «il progresso della società si basa su questa opposizione tra generazioni». Quel che Pigozzi rimprovera ai genitori è la paura del conflitto, come se il conflitto fosse sempre irrimediabile. Il suo è un libro provocatorio e impietoso: contro la retorica della famiglia all inclusive, che risucchiando in sé il mondo diventa un nucleo non solo frustrante ma violento. E non si parla solo di famiglie «normali», ammesso che ne esistano ancora: si parla dell’ampia varietà di famiglie, separate, monogenitoriali, adottive, allargate, persino di quelle omosessuali.

«La filiazione è rinuncia alla proprietà naturale». Non è solo un mettere al mondo, ma un mettere nel mondo, consegnare alla società e al futuro. Invece, prevale una nuova dinamica servo-padrone: «Esattamente come un tempo un eccesso di repressione era insito nella funzione patriarcale, oggi la nuova oppressione è il plusmaterno».

Non più il Padre padrone fisicamente violento, ma la Madre padrona, altrettanto pericolosa perché la tenerezza di questa dedizione incondizionata ne occulta il potere. È cambiato il padrone, ma non è cambiata la dinamica della sopraffazione. Il plusmaterno è debordante, totalizzante. I segnali del mito della genitorialità modello si moltiplicano: dalla «mistica dell’allattamento» al ritorno del parto in casa, dal frequente cedimento al dormire nello stesso letto alla crescente avversione verso la scuola se non è «copia fedele dei propri valori interni».

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