Quando a Parco Lambro finì il futuro

Nel giugno 1976 Milano fu sconvolta dal festival del proletariato giovanile, organizzato dalla rivista ‘Re Nudo’. Un’esaltazione di libertà assoluta, che avrebbe segnato il tramonto della speranza 

di Michele Serra, espresso.repubblica.it, 20 giugno 2016

Sulla copertina de “l’Espresso” di quarant’anni fa ci sono una ragazza ricciuta con i seni nudi e un ragazzo barbuto vestito di arancione. Entrambi con gli occhi socchiusi, in estasi o in meditazione o semplicemente “fumati”, incarnano la declinante animahippy del movimento giovanile di quegli anni. (Negli Usa era già declinato da un pezzo). Con il senno di poi possiamo dire che quella copertina è un omaggio agli sconfitti. Perché il terzo Festival del Proletariato Giovanile – Milano, Parco Lambro, giugno 1976 – organizzato dalla rivista “Re Nudo”, passò poi alla storia come il grande rito di passaggio dagli anni del sogno (a occhi socchiusi) agli anni di piombo.

Saccheggi, violenze, sporcizia e caos, soprattutto un incontrollabile caos. Il clima di liberazione collettiva (le danze, i massaggi, il nudismo, la musica, “peace and love”) che cede la scena, almeno in parte, all’arbitrio energumeno delle prime bande autonome, o più banalmente dei cani sciolti che svaligiano i frigoriferi e rubano i polli per giocarci a pallone. Un mondo che si disarticola, un colossale equivoco (tenere insieme la rivoluzione proletaria e il viaggio in India, la canna del fucile e la canna e basta, Mao e Jerry Rubin) che mostra tutta la sua fragilità e vaniloquenza.

acillano uno per uno i punti di riferimento fin lì collezionati dalla vivacissima controcultura giovanile, quella nata nei Sessanta ed esplosa nel subbuglio planetario del Sessantotto. A cominciare da Jerry Rubin, leader storico del movimento americano contro la guerra in Vietnam, pacifista, castrista, alter ego (e predecessore) dei nostri Cohn-Bendit e Rudi Dutschke: al Parco Lambro è presente, tiene conferenze, partecipa a dibattiti, ma è quasi totalmente ignorato tanto dai media quanto dai partecipanti.

Le star non sono più i leader politici carismatici, la star autoproclamata e autoconvocata, in quel giugno del 1976, è la massa ingovernabile dei presenti, un magma ribollente, irriducibile alla politica classica, dunque al concetto di “classe”, e perfino alla nuova politica dei gruppi marxisti comeAvanguardia Operaia e Lotta Continua, presenti al Festival con velleità di “servizio d’ordine” subito travolte dalla frenesia di massa. È come se l’oggetto di un esperimento sfuggisse di mano ai suoi artefici: il “proletariato giovanile” è come il mostro di Frankenstein, il creatore soccombe alla creatura.

Segue qui:

http://espresso.repubblica.it/visioni/2016/06/20/news/quando-a-parco-lambro-fini-il-futuro-1.273580

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