Ospiti – Gramaglia: “Freud in vacanza a Venezia” (1)

di Giancarlo Gramaglia, psicologo-gramaglia-torino.net, 28 giugno 2016

“Venezia getta tutti nel disorientamento. Stiamo davvero molto bene qui. Ti scrivo dalla camera la cartolina della vista dalla finestra in Riva degli Schiavoni dove sono alloggiato, con l’intestazione di Casa Kirsch. Non è un segnale d’insonnia. Scrivo alla finestra con la più incantevole vista mattutina su S. Maria della Salute e San Giorgio Maggiore. Ho appena trovato la tua seconda lettera nella fessura della porta. …..” scrive a Martha nel 1895.

Era dunque un sogno: “pensai fosse quello di un ‘porco’: non escludo che esso fosse associato con l’augurio che tu mi formulasti due anni fa, ovvero che anch’io potessi trovare al Lido di Venezia un cranio di pecora che mi illuminasse, come accadde a Goethe”, scrive a Fliess nel 1897.

Saranno le parole di Freud a condurci nei suoi itinerari, nella modernità del suo pensiero che traspira da ogni suo viaggio. Da bimbo giunge a Vienna, studente a Parigi, e con la scienza a Berlino, percorre cercando Atene per giungere a Roma dove si chiede se il suo cercare può avere una meta. Congressi, l’America, gli scambi scientifici, e una terra d’acqua, e/o una città psicoanalitica: Venezia, dove ogni momento ti puoi chiedere dove e come il pensiero di natura possa fare la differenza nel leggere, grazie a G. B. Contri che ha letto Freud.

Quando Sigmund Freud giunge per la prima volta a Venezia ha 39 anni. Ha appena pubblicato gli Studi sull’isteria con Josef Breuer, e nemmeno due mesi prima aveva compiuto l’analisi del sogno dell’iniezione ad Irma. Analisi del sogno che gli procurerà una targa ricordo al Bellevue (2), luogo dove trascorreva l’estate con la moglie Martha. L’ultima volta che giungerà a Venezia saranno 18 anni dopo, nel 1913, con la figlia Anna.

La prima volta non era un uomo conosciuto e noto. Nella sua Vienna, dove abitava, aveva abbandonato gli studi d’istologia e neurologia, ai quali aveva dedicato molti anni, e la carriera medica era ormai solo un ricordo. Si dedicava agli studi sulle malattie nervose ed aveva già aperto uno studio nella Bergasse 19 da alcuni anni. Sposato con Martha, hanno cinque figli, ed una sesta, Anna, in arrivo. Freud è unico: ha lasciato un pensiero che cambia il modo di pensare.

Proviamo a cogliere qualcosa del viandante che ha aperto le porte del ventesimo secolo. Sarebbe sufficiente la sua Interpretazione del sogno, e non dei sogni, per cogliere l’impronta indelebile sul tragico secolo nel quale ha vissuto. Secolo che non ha saputo meritare il suo pensiero. Ancora oggi tra ostilità e scetticismo la psicologia, la psicoterapia e la psichiatria stentano ad individuare la strada che lui ha indicato. Addirittura dell’antiquato gli viene attribuito: e ci spiega Freud che si tratta proprio della resistenza! Gli stati di sonno e sogno fanno da specchio e da richiamo alla nostra vita di veglia. L’inconscio è pensiero con il suo linguaggio tra lapsus ed atti mancati, il transfert, la rimozione sono la testimonianza del percorso della possibile apertura che Freud ha compiuto, e di quel movimento che ciascuno può compiere per incontrarsi: viaggio attraverso di se per ritrovare il proprio capitale di soggetto.

In questi viaggi a Venezia mescoliamo le due spinte al viaggio, ricordando che la spinta è un ben preciso avvio della pulsione freudiana. Fin dagli anni del liceo Freud desiderava viaggiare e vedere il mondo, a 72 anni indirizza a Ferenczi in viaggio la seguente frase: ”al compagno di viaggio di un tempo, che ora si permette in tutta autonomia di esaudire quei desideri di viaggio da me non realizzati, a lui non voglio negare un cordiale saluto di invidiosa partecipazione”.

Segue qui:

http://www.psicologo-gramaglia-torino.net/giancarlo_gramaglia/articoli/132-freud-a-venezia-2.html

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