Quando l’odio è semplicemente una mancanza di immaginazione

di Rosalba Miceli, lastampa.it, 29 giugno 2016

L’aggressività è un costrutto multifattoriale. Nel suo significato originario «ad-agredior»: «andare verso», denota un movimento verso qualcosa o qualcuno, che non presuppone necessariamente l’intenzione di arrecare danno, e consente alla persona di affrontare le sfide che incontra nell’affermazione della sua identità individuale e sociale (aggressività adattiva). Tuttavia, in determinate condizioni, l’andare verso diviene un «andare contro» qualcosa o qualcuno, individuato come oppositore o nemico, manifestando un atteggiamento di ostilità che può giungere fino all’odio e alla violenza (aggressività distruttiva). In tal caso è presente la volontà di rovinare in qualsiasi modo l’oggetto odiato, e la percezione soggettiva, al di là di leggi e principi morali, della sostanziale “giustizia” del proposito di distruzione.

In accordo alle ricerche dello psicoanalista Boris Cyrulnik, uno dei più importanti studiosi nel campo della «resilienza», nel breve periodo l’odio rappresenta una difesa adattiva. Infatti, particolarmente nell’immediato, ha un effetto protettivo che permette di prendere le distanze, stabilire dei confini emotivi ed opporsi all’aggressore (o presunto tale), rafforzando l’autostima poichè esternalizza l’aggressività. Tuttavia, nel lungo periodo, i continui rimandi mentali alle situazioni che hanno scatenato l’odio possono determinare l’insorgere di sintomi ossessivi e un blocco dell’empatia – non soltanto nei confronti della persona odiata che viene degradata ad oggetto parziale e deumanizzata – autorizzando colui che odia a diventare a propria volta aggressore. Si tratta dunque di un meccanismo solo parzialmente resiliente, in quanto mantiene un legame indissolubile tra vittima e aggressore che lascia prigionieri del passato. Di contro, per realizzare un vero processo di resilienza è indispensabile il rifiuto del “ruolo della vittima” nonché dell’odio persistente e pervasivo, del rancore, della vendetta.

Segue qui:

http://www.lastampa.it/2016/06/29/scienza/galassiamente/quando-lodio-semplicemente-una-mancanza-di-immaginazione-1nR8FzRD95NdhfVCZ6K0dK/pagina.html

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