Il mito di Apollo e Dafne e il femminicidio

di Gaetano Riggio, larivieraonline.com, 4 luglio 2016

Si parla molto di femminicidio in questo periodo. Anzi, è un argomento drammaticamente ricorrente, nella misura in cui le notizie di cronaca mettono il dito nella piaga di un fenomeno che sembra avere la ripetitività inflessibile dei fatti di natura, come la fredda statistica dimostra. Ovviamente si parla anche di cause, e qui ognuno dice la sua, cogliendo un aspetto del problema a seconda della sensibilità, degli strumenti di analisi e dei dati di cui riesce a disporre. Ma la ripetitività cui ho fatto cenno pare collocare il femminicidio in una dimensione ancestrale, atavica, in una remota preistoria in cui l’inclinazione alla “violenza ” si è iscritta nella natura umana come una ferita originaria, una stortura che è parte integrante dell’eredità presente. 
A questo fatto inaudito del “male originario”, alle vicende oscure del travaglio filogenetico della nostra specie allude il mito, che è racconto che affonda le sue radici nel più remoto passato della cultura orale, racconto anonimo che condensa nelle suggestive sequenze della narrazione fantastica una sapienza profonda, un’intuizione a volte lucida a volte oscura della tragicità della condizione umana. Il mito di Caino e Abele, del fratello che uccide l’altro fratello per invidia; il mito di Apollo e Dafne, dell’uomo che uccide la donna per amore. E il mito è un fatto originario, un fatto archetipico, la cui tipicità “obbliga”, modella i comportamenti con una forza tristemente cogente. 

Segue qui:

http://www.larivieraonline.com/il-mito-di-apollo-e-dafne-e-il-femminicidio

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