Esperienze avverse e vita psichica del bambino

di Rosalba Miceli, lastampa.it, 8 luglio 2016

Sono trascorsi 100 anni da quando Sigmund Freud scrisse il saggio Lutto e Melanconia (1915), un testo fondamentale anche per la successiva espansione della psicoanalisi nel campo della teoria dell’attaccamento, perché – ponendosi a un delicato crocevia tra narcisismo, sviluppo dell’Io e relazione d’oggetto – analizza l’importanza della relazione con l’oggetto d’amore nella costruzione dell’apparato psichico. Le relazioni precoci tra caregiver e bambino e i dialoghi che le modellano, qualora gravemente inadeguati o traumatici, lasciano tracce profonde nella vita psichica infantile. Il bambino può vivere esperienze avverse e traumatiche, prima ancora di avere una funzionalità psichica in grado di sostenerle adeguatamente. Tali esperienze possono essere traumatiche in modo evidente, nel caso dell’abuso fisico e sessuale, ma anche riguardare traumi più silenziosi e insidiosi, derivanti da relazioni con genitori e caregivers trascuranti e non disponibili emotivamente (effetti distorsivi della relazione che riguardano il contesto genitoriale e familiare). Già nel corso del secondo anno di vita, la capacità di regolazione emotiva del bambino riflette il rapporto passato e presente con il caregiver primario.

Segue qui:

http://www.lastampa.it/2016/07/08/scienza/galassiamente/esperienze-avverse-e-vita-psichica-del-bambino-m64qJLgkPEvZIiQZooyoQO/pagina.html

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