Parliamo di donne, pardon, di femminismo

di Giacomo Properzj, linkiesta.it, 12 luglio 2016

Non molti, forse, ricordano i libri e le tesi di Luce Irigaray filosofa e psicologa molto in voga negli anni ’70 e giù di lì. Il suo successo si fondava soprattutto sulla forte polemica nei confronti di Freud e, di conseguenza, anche nei confronti di Lacan che le valse anche l’espulsione dall’università di Vincennes. Erano gli anni del ’68 e la grande rivoluzione culturale confondeva tutte le cose collocando la filosofa belga in modo indiscriminato tra le truppe genericamente femministe quasi una discendente delle suffragette quando essa era il loro contrario.

Si cominciò solo allora negli ambienti culturalmente più raffinati (v. per esempio Luisa Muraro) a distinguere due forme di femminismo, il primo paritario e dei diritti, il secondo “di differenza”. Il femminismo paritario è integrazionista e afferma che non vi è differenza, sul piano dei diritti, tra uomo e donna: si è partiti, in occidente, dai diritti civili ed elettorali per arrivare a diritti sostanziali e di fatto nella gestione del potere democratico ed economico. I risultati raggiunti sono molto importanti, forse non definitivi, ma, per esempio sul piano politico, attraverso il sistema delle quote rosa si è raggiunta un’integrazione pressoché completa.

Segue qui:

http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/07/12/parliamo-di-donne-pardon-di-femminismo/24447/

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