Ospiti – Eredità che liberano o incatenano nel passaggio del testimone tra le generazioni

di Maria Pia Fontana, nuoveedizionibohemien.it, 23 luglio 2016

Il tema dell’eredità materiale o simbolica riguarda tutti, ogni persona, infatti, in quanto figlio è un erede. Chiaramente, l’eredità non va intesa solo come trasmissione di beni e di status, ma anche e soprattutto come trasferimento di valori, conoscenze e di affetti che contribuiscono a dare significato ai valori (1). Secondo J. T. Godbout (1992) il dono, inteso come atto fiduciario e gratuito, è costitutivo del legame familiare, ma esso inevitabilmente richiama il debito. Infatti, chi ha ricevuto il dono della vita si trova nella condizione di doversi sdebitare e tale restituzione dovrebbe realizzarsi sia in avanti, attraverso la scelta di mettere al mondo e di accudire i propri figli, che all’indietro, cioè manifestando gratitudine verso il proprio genitore, soprattutto quando necessita di maggiore aiuto. Sia i padri che i figli sono quindi accomunati dalla dinamica del dono e del debito in quanto ciascuno deve qualcosa a chi gli ha dato la vita (2).

Possiamo dire che la struttura portante dell’esperienza umana è fatta dall’incontro di generi diversi e che il prototipo del dono paterno, patri-munus, consiste in qualità e in attitudini maggiormente orientate in senso etico e normativo, perché tradizionalmente il padre è colui che guida, responsabilizza ed immette nel mondo sociale, mentre l’archetipo del dono materno, matris-munus, si caratterizza per una maggiore componente emotiva e affettiva, in quanto la donna porta in grembo la vita e la custodisce (3). Tuttavia, a fronte di queste tipizzazioni di genere, M.Recalcati, ispirandosi a Lacan, sostiene che il padre è colui che sa conciliare aspetti emotivi di slancio e passionalità con aspetti etici, integrando cioè il desiderio, inteso come spinta motivazionale, come amore per la vita, l’altro, il sapere o la scoperta di cose nuove, alla legge che rappresenta il limite, conciliando così la libertà con la responsabilità.

Recalcati, inoltre, ritiene che l’eredità paterna passi attraverso azioni concrete e consista in una testimonianza di vita vissuta capace di dimostrare con i fatti che il mondo è dotato di senso e che anche il futuro contiene in sé la possibilità di rinnovare il desiderio (4). A tal riguardo “ereditare non è solo ricevere un senso del mondo, ma è anche la possibilità di aprire nuovi sensi del mondo, nuovi mondi di senso” 5). Non è quindi un processo passivo, non è godere di una rendita, ma una ri-conquista della propria soggettività, è cioè il prodotto di una scelta che iscrive la nostra storia personale nella storia di chi ci ha preceduto e che la proietta nell’avvenire. Questo processo può fallire a causa di due vizi, uno di “sinistra” e uno di “destra”.

Segue qui:

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