Recalcati: “Il secolo breve che rivoluzionò l’idea di spazio”

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 24 luglio 2016 

Vincent Van Gogh descriveva al fratello Theo lo stato di prostrazione, al limite del sentimento di persecuzione, che talvolta provava di fronte al bianco della tela. Il quadro gli si ergeva di fronte come una parete ripida che rendeva vano ogni tentativo di scalarla. La nota metafora albertiana del quadro come “finestra aperta sul mondo” lasciava il posto all’esperienza di una impossibilità della visione. Eppure lo stesso Van Gogh, tormentato dal ghigno beffardo della tela, non ha mai abbandonato né la tavolozza, né il pennello, né l’idea stessa del quadro. La sua esperienza artistica per quanto sovverta i canoni della rappresentazione consolidata nella tradizione umanistico- rinascimentale, per quanto problematizzi la luminosa, ordinata e pacifica idea del quadro- finestra, non abbandona mai il territorio del quadro. Quando il concetto stesso di “quadro” viene davvero violato, traumatizzato, oltrepassato nella storia della pittura occidentale? Quando il tabù del quadro viene infranto?

Segue qui: 24 luglio

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/07/24/il-secolo-breve-che-rivoluziono-lidea-di-spazio52.html?ref=search

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