Un’altra dipendenza è possibile

C’è un modo alternativo di combattere la droga, educando alla libertà. Viaggio nella cooperativa Pars per capire che cosa non va nel ddl Cannabis legale in discussione alla Camera da ieri

di Emmanuel Exitu, ilfoglio.it, 26 luglio 2016

Abbiamo un problema mostruoso con le droghe. Nel 2014 la Direzione Nazionale Antimafia rileva un mercato di cannabis da 200 dosi/anno per italiano (compresi vecchi e bambini) e ammette “il totale fallimento dell’azione repressiva, nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi.” Per risolvere il problema, è stato presentato il ddl Cannabis Legale che non sembra un fulmine di guerra sotto nessun profilo (e non promette bene l’appoggio di deputati e senatori che diedero luce verde a Stamina, “frode senza valore scientifico e abuso dei malati”, secondo Elena Cattaneo).

Qualche settimana fa sul Foglio Luca Bizzarri ha fatto due osservazioni incontestabili: il proibizionismo non funziona e la droga è diffusa perché il problema è la dipendenza – allineandosi in certo modo alla sapienza della Chiesa. Anche lei dice che l’uomo è fatto, anzi per esser precisi dice proprio che è strafatto, perché creatura: il suo essere è dipendenza pura (basta guardarsi vivere un paio d’istanti per sentirlo, e senza droghe né mistiche che stimolino esperienze extracorporee: solo osservando e riflettendo). Sì, la differenza c’è: per Bizzarri la dipendenza è la peggior nemica, per la Chiesa è la migliore amica – ma, viv’Iddio, almeno lui ci prova a guardare la nostra vitaccia e rileva il dato che la dipendenza c’è e agisce. S’è pensato che avesse ragione da vendere sulla diagnosi e torto marcio sulla terapia: il proibizionismo non serve, ergo legalizzare; la dipendenza ci costituisce, ergo ucciderla. La dipendenza è la persona, però, e legalizzare è inefficace almeno quanto proibire. Ma se tutte le opzioni falliscono, cosa funziona nella lotta alle droghe? Bizzarri tocca la necessità: educare alla consapevolezza. Quindi, con un divino pizzichino di fiducia, s’è pensato che sarebbe bello scoprire come fanno le comunità di recupero che funzionano a trasformare la tossicodipendenza in beneficodipendenza. E, con un divino pizzichino di speranza, s’è pure pensato che si può vincere il mostro droghe se lo si affronta per quello che è: un problema educativo. Vasto programma? Vastissimo. Difficilissimo? Sì. “Ma… funziona?”. Funziona! Il 98,2 per cento di chi finisce i programmi PARS, per esempio, guarisce e non ricade. E così, con divini pizzichini su tutta l’anima, s’è preso un regionale a Roma e poi la corriera a Fabriano, risalendo l’Umbria e le Marche per arrivare in cima alla collina del Villaggio San Michele, dove i pizzichini evolvono in cazzotti.

La casa dei sogni su un fronte di guerra

La Prevenzione Assistenza Reinserimento Sociale è una rete d’opere gemmate dalla coop nata nel 1990 per occuparsi di dipendenze: tre strutture residenziali di recupero da 61 posti; tre centri diurni da 30; una coop d’inserimento sociolavorativo; 3 comunità per minori; due centri su disagio scolastico e disabilità/difficoltà d’apprendimento; una coop agricola; una scuola di musica; una associazione per le arti e la musicoterapia; e, ovviamente, un campo da calcetto. 250 tra educatori, medici, psicologi, maestri d’arte e laboratorio. Sì, più che una rete assomiglia a un casino, d’accordo: però, invece di produrre rumore, la PARS produce musica. Non solo per le orecchie, ma per gli occhi, la mente, l’anima: è un “casino armonico”. Il San Michele è un pezzo di questo incatalogabile casino: 6 case, 1 auditorium da 200 con pianoforte e camino, 1 struttura da 20 per doppie diagnosi (tossico+psichico), 1 laboratorio lavorazione frutta, frutteti, fragoleti, vigne, apicoltura. Una bellezza incredibile, profumata, curata, rigenerante… soprattutto strana, e non si capisce perché. In queste sei case coi mattoni tra il rosso e l’ocra che cambiano colore a seconda del sole, abitano sei famiglie normalissime, di quelle tipiche italiane, che gridano “solo l’Ikea / c’avete solo l’Ikea”, quando battiamo la Svezia, che seguono gli exit poll, che parlano sempre di cosa cucinare ma in lingua pre MasterChef, che rimproverano i figli universitari in altre città che non rispondono a 108 chiamate manco fossero stati travolti da un terremoto in Bhutan e, alle 2:48 am di 2 giorni dopo, scrivono “tutto ok”, che fischiettando cercano di convincere il canarino a uscire dalla gabbia consultando tonnellate di tutorial su YouTube, che fanno grigliate (uomini) e ferocissime serate di burraco (donne).

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/cronache/2016/07/26/legalizzazione-droghe-leggere-cannabis___1-v-144823-rubriche_c393.htm

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