Montanari, Silva, Abdelouahed sul terrorismo islamico

Sadici e violenti in cerca di un Dio

Due note sulla recente ondata di stragi ed attentati

di Maurizio Montanari, lettera43.it, 28 luglio 2016

L’indicibile mattanza perpetrata ai danni degli ignari passanti che transitavano sulla promenade des Anglais, il barbaro sgozzamento del sacerdote francese, la ferocia con la quale un ragazzo cerca di tagliare le gole su un treno, e altri episodi ancora, ripropongono l’antica questione dell’uso della ‘religione’ (o per meglio dire l’espunzione di quei paragrafi particolarmente violenti incisi in tanti libri sacri) come strumento per dare forma e sfogo  a pulsioni umane violente ed ancestrali, sepolte negli anfratti della storia  dell’individuo, che cercano in codici sociali riconosciuti uno sbocco  per uscire dalle profondità e dare un senso, ancorchè tragico,  a vite banali e spesso disturbate, dedicate in gran parte alla ruminazione dell’odio. Il disturbo di personalità, tuttavia,  è solo una piccola, infinitesima parte di quell’esercito multiforme e disomogeneo che oggi noi vediamo avanzare sotto il nome di ‘minaccia terrorista’, contro il quale schiere di neo conservatori affilano le loro armi davanti alle tastiere.  Nella maggiora parte dei casi  la ‘professione di fede’ è uno sgangherato, ma micidiale, carrozzone, noleggiato all’ultimo minuto,  nel quale trovano un passaggio feroci e lucide personalità perverse, capaci  di tramutarsi in micidiali macchine di morte qualora scorgano in qualche Dio, o qualche cattivo maestro eletto a guida spirituale quegli stessi inconfessabili desideri di distruzione che non erano sino a quel momento riusciti a sdoganare in nessun luogo.

Parliamo di un tempo nel quale la presenza del ‘fondamentalismo’, enorme contenitore ormai privo di contorni definiti tanto da poterci ficcare dentro ogni nequizia che l’animo umano possa produrre, non è solo funzionale all’autoassoluzione di tanti carnefici che cercano in un altrove un senso a vite disgraziate,  ma al contempo serve alla società ‘civile’ per poter inquadrare dentro una cornice ben precisa espressioni dell’animo umano che inquietano per la loro ferocia e la loro inclassificabilità. ‘ ah!, si era radicalizzato nelle ultime due settimane, ecco!’…, frasario consolatorio, speso ovunque ed inflazionato proprio come l’adagio ‘  ha ucciso moglie e figli? Ma da tempo era in cura per qualcosa, da qualche parte…’  .
Lasciamo per un attimo da parte Dio, Allah e l’Isis, e  proviamo a leggere la questione usando la clinica, per quanto limitatamente possibile,  come asse portante dell’agire umano. Una lettura preliminare delle vite di Omar Mateen, l’autore della strage di Orlando nella quale vengono falciati 49 uomini scelti per il loro orientamento omosessuale, e di Mohamed Lahouaiej Bouhlel alla guida del camion a Nizza, ci consegna due uomini banali:  un livido manesco con la passione per la palestra e il suo viso autofotografato il primo,  (la cui  descrizione forse piu’ veritiera è stata fatta dalla  moglie, malmenata abitualmente, quando lo descrive come ‘bipolare’, capace di picchiarla anche solo ‘per il bucato fuori posto’), un uomo alle prese  con problemi personali alle spalle, una vita destinata a fare capolino nel nulla, dopo una separazione e con  precedenti penali il secondo. Per Mateen, che poco prima di imbracciare le armi chiama il 911 e dichiara fedeltà allo Stato islamico, era la femminilità, ma anche  l’uomo che bacia un altro uomo, quell’indicibile che ha fatto detonare in lui qualcosa che giaceva  sepolto da tempo. Qualcosa di inassimilabile, incollocabile. Per il carnefice nizzardo era forse la vita in sé, sfuggitagli di mano da tempo, quell’elemento da odiare. In entrambi i casi si tratta di crimini che possono essere letti sia come  estrema deriva di  animi paranoici capaci  di colpire nemici resi minacciosi dal tempo e dalla ruminazione malmostosa, o come l’azione di un cuori sadici, per definizione pietrificati,  finalmente felici di far vibrare d’angoscia e terrore quei mondi per loro   fonte di enigma da chissà quanto tempo, la comunità omosessuale nell’un caso e la vita libera nel secondo, potendo contare su una loro personale interpretazione non di un testo sacro (Bouhlel era assai lontano dall’Islam, sappiamo oggi), ma sorretti dalle frasi ridondanti di un qualche autonominato califfo che incita a uccidere con qualsiasi mezzo qualunque cosa emani vita.

Segue qui:

http://www.lettera43.it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/legame-sociale/sadici-e-violenti-in-cerca-di-un-dio_43675255282.htm

Tra terrorismo islamico e attentati in Francia un depresso c’è, ed è Hollande

Il presidente francese s’aggira come uno zombi tra una strage e l’altra: pensa che siccome è il presidente deve farsi vedere triste, e fa davvero paura. Deve mostrarsi più cadavere dei cadaveri dei morti, ma questa mise non cambia per niente la scarsissima considerazione di cui gode

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 27 luglio 2016

C’è qualcuno che paga qualcun altro affinché uccida un altro ancora. Ecco il sicariato, nei secoli in voga presso tutti i popoli, alcuni in particolare. L’offerta è sempre stata varia: denaro, stupri di ragazze rapite, a volte basta un’occhiata benevola del committente per riempire d’orgoglio, e di odio. I mandanti si mettono in osservazione e quando il crimine va in porto si fregano le mani tutti contenti. Una vecchia storia che continua nei secoli, non c’è granché da stupirsi né da tirare in ballo infanzie depresse o maturità incerte. Il problema piuttosto è come togliere di mezzo i committenti alacri e avidi di sangue, una volta tagliato questo filo sarà più semplice addomesticare e portare alla tranquillità anche i sicari, privati di ogni ricompensa; non solo non avranno i quattrini e il resto, ma neanche avranno più la voglia, perché un califfo che viene fatto fuori non suscita molto entusiasmo e un Allah sconfitto men che meno. Si tratta quindi di distruggere le teste dell’Idra come ben sapevano gli antichi e come fingono di non sapere i giornali e gli psicoanalisti che s’imbrodano nel cercare la ragione profonda e misterica delle miserabili gesta. C’è un tornaconto nell’uccisione, sempre. Allah, il Corano e compagnia bella sono solo pretesti per divertirsi da parte di giovanotti nullafacenti in cerca di emozioni; quante volte in Europa hanno sfilato gli uni contro gli altri, prendiamo ad esempio la Spagna degli anni Trenta, dove si scannavano a piacimento. Erano pazzi? Certo euforici, come i soldatini viennesi che ben volentieri lasciavano le fidanzate per correre a morire al fronte, scandalizzando Freud: disgraziati, così trattate le fanciulle? In ogni momento, epoca e circostanza trovate sempre l’occasione di sfuggire alle loro carezze per andare a fottervi l’un l’altro!

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/esteri/2016/07/27/terrorismo-islamico-attentati-francia-hollande___1-v-144890-rubriche_c399.htm

Violenza e Islam

di Adonis, 24ilmagazine.ilsole24ore.com, 19 luglio 2016

«Non esiste un islam moderato accanto a un islam estremista, né un islam vero accanto a un islam falso. C’è un solo islam. Abbiamo però la possibilità di cercare altre interpretazioni»

 H: Si parla sempre più spesso di radicalizzazione.

A: Non si può comprendere questo fenomeno se non si fa lo sforzo di ripensare la nascita dell’islam. Come abbiamo detto, la violenza è intrinsecamente legata alla nascita dell’islam, che sorge appunto come potere. Questa violenza ha accompagnato la fondazione del primo califfato e attinge a certi versetti coranici e ai primi commenti al Testo.

H: L’Isis ci riporta a un’epoca in cui la gente o si convertiva all’islam o moriva.

A: Abbiamo citato alcuni versetti, ma il Corano ne contiene molti altri, non meno violenti. Questa violenza è stata istituzionalizzata, ormai fa parte della forma statuale. Si aggiunga che i musulmani hanno agito fin dall’inizio da conquistatori. Il secolo che seguì alla morte di Maometto fu molto sanguinoso e la guerra arabo-araba, o la guerra musulmano-musulmana, non è mai finita. Basta leggere le opere sulla storia degli arabi.

H: Ma perché l’islam ha resistito al cambiamento?

A: Non abbiamo tenuto conto, o non abbastanza, della natura umana: il potere, il denaro e la violenza. L’islam ha risvegliato nell’essere umano l’istinto del possesso.

H: Vale a dire: aggiungere ai tentativi di risposta la dimensione psicologica e parlare del pulsionale. Il testo fondatore e i primi testi dei commentatori hanno permesso al maschio di soddisfare pienamente le proprie pulsioni, in particolare quella di possesso e quella sessuale. L’idea del paradiso come luogo di soddisfazione assoluta dove la nozione di mancanza non esiste è indice di una fantasia o di un rifiuto della castrazione. La fondazione ha colto l’essenziale nella natura della pulsione e della fantasia. Si può parlare di una malattia dell’islam, come ha fatto Abdelwahab Meddeb?

A: In La malattia dell’islam, Meddeb parla anche di un islam bello e vero.

H: Ma all’interno dell’universo musulmano ci sono la mistica, la filosofia, la letteratura…

A: Questi movimenti intellettuali non appartengono all’islam in quanto stato o istituzione. I mistici e i filosofi hanno usato l’islam come un velo o come un mezzo per sfuggire ai processi e alle condanne. Dal testo coranico non emerge alcuna filosofia.

H: Certo, la filosofia viene dalla Grecia e la mistica ha attinto a diverse fonti: il platonismo, il neoplatonismo, il cristianesimo, la lingua… Ma coloro che hanno forgiato questo pensiero vivevano all’interno della società musulmana. (…)

Segue qui:

http://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2016/07/adonis/

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