Risé: “L’Isis illude i ragazzini con un’identità avvelenata”

di Claudio Risé, ilgiornale.it, 28 luglio 2016

Sono sempre più giovani. Anche nell’assassinio di Saint-Etienne-du-Rouvray (il primo compiuto su un altare, al termine della messa), sono giovanissimi. Come mai – ci si chiede – persone che hanno tutta la vita davanti la gettano via in questo modo? Eppure il diciannovenne Adel, da tempo impegnato nella jihad, scarcerato da poco, tuttora sottoposto a sorveglianza, era deciso ad agire. Perché? Chi lavora con i giovani, e conosce un po’ la loro psiche, si accorge che in loro le domande di senso: «perché vivo»?, accompagnate da quelle sulla propria identità: «chi sono io»?, sono molto forti. Una volta insegnanti ed educatori sapevano bene che proprio su questo terreno, sulla capacità di aiutarli a riconoscere chiaramente questi interrogativi che li inquietano, e a dotarsi delle conoscenze necessarie a rispondervi, si gioca il rapporto con i ragazzi, e quindi il loro inserimento nella scuola e nelle strutture educative. Negli ultimi decenni questa consapevolezza negli educatori si è via via persa, ed è diventato più difficile anche per i ragazzi, tra i bianchi europei e americani, riconoscere queste inquietudini e cercare delle risposte forti ed autentiche. L’attenzione è stata posta sulla quantità delle nozioni da imparare, e il loro valore utilitario, dal punto di vista del lavoro e del guadagno e non sul bisogno psicologico di trovare risposte al senso dell’esistenza, la prima questione che sfida l’equilibrio psicologico. A meno di stordirsi con le droghe o l’alcol (come in Occidente spesso si preferisce che facciano), i giovani fin da bambini (loro fino a poco tempo fa osavano farlo a voce alta, seppure derisi dagli adulti) si chiedono quale sia la loro identità, e il senso della vita.

Segue qui:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lisis-illude-i-ragazzini-unidentit-avvelenata-1290170.html

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