Razzismo, sessismo, quando il conflitto diventa distruttivo

di Lea Melandri, 27esimaora.corriere.it, 1 agosto 2016

Leggo alcuni passaggi dell’interessante articolo di Pietro Barbetta – “La strage di Nizza e l’età psicotica” – e con una leggera forzatura azzardo accostamenti, somiglianze forse non del tutto indebite. Scrive Barbetta: “Nei sistemi psicotici ‘conflitto’ per definizione significa ‘distruzione’.Bisogna sempre far finta che tutto vada bene (…) Questo soggetto collettivo esiste e non è quel soggetto collettivo romantico che libererà l’umanità da ogni male. E’ narcisista e sadico. Però, questo soggetto, non è struttura patologica individuale, è sistema patologico (…) Questa patologia è effetto di un contesto storico-sociale; un portato culturale antico, che di tanto in tanto riemerge, l’effetto di un brodo culturale”.

Il riferimento è alle azioni terroristiche che si stanno susseguendo in modo impressionante nei paesi europei e non solo, con modalità che richiamano per un verso rituali di un’antica barbarie, e per l’altro l’individualismo esasperato del nostro tempo. Questo fa dire a Barbetta che siamo di fronte a un soggetto collettivo –sia per quanto riguarda il carnefice che la vittima- che riflette nel suo comportamento un’eredità culturale e psicologica secolare, mai del tutto cancellata. Non ho potuto fare a meno di estendere la stessa analisi –l’avversario che diventa nemico da annientare, l’esistenza di un inconscio sociale che veicola patologia sistemica, ecc.-alla storia di un dominio come quello maschile e alle sue ricorrenti esplosioni di violenza manifesta contro le donne. Si tratta di un sesso contro l’altro, mai dichiarata ma con effetti devastanti e duraturi per quanto riguarda l’esistenza materiale e simbolica di quella metà dell’umano che è stata considerata più prossima alla natura e all’animalità. Che differenza passa tra la mano di un marito, fidanzato, amante, fratello, che per colpire la donna, sotto la spinta di quella legge di sopravvivenza che Elias Canetti definisce mirabilmente “morte tua, vita mia”, e quella del giovane reso folle dall’odio per il nemico, reale o immaginario, che gli rende insopportabile la vita?
Segue qui:
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