Educazione vs. femminicidio

Se viene frainteso il mistero dell’amore

di Giuseppe Frangi, ecodibergamo.it, 4 agosto 2016

Sono 60 dall’inizio dell’anno. Sessanta donne uccise dai rispettivi partner che non hanno accettato il fatto di vedersi rifiutati. Sessanta donne uccise con i modi a volte più barbari e selvaggi come è accaduto a Vania Vannucchi, l’infermiera di Lucca, morta ieri dopo che il suo pretendente le aveva gettato addosso una tanica di benzina e le aveva dato fuoco. Cosa si nasconde dietro il ripetersi così frequente di questi terribili soprusi nei confronti delle donne? Mercoledì il presidente del Senato Pietro Grasso ha commentato con parole di una durezza inedita l’omicidio di Lucca.

«Spero che non si usino più, raccontando queste storie, termini ambigui e giustificatori come raptus, gelosia, disagio, rifiuto», ha detto. «Sono solo squallidi criminali e schifosi assassini». In effetti davanti a questa tipologia di delitti si è portati all’inizio a provare una senso di orrore e ad avere reazioni di sdegno; poi con il passare dei giorni lo sdegno si allenta e si inizia a prestare attenzione ad elementi e a dettagli che in qualche modo pretendono di spiegare come si sia potuti arrivare a compiere simili gesti. Le parole drastiche di Grasso vogliono farla finita in qualche modo a questo tipo di approccio. E togliere così ogni alibi, per tornare a quella che è la realtà di una prepotenza maschile che sconfina nella bestialità. Ha detto Giulia Buongiorno, avvocato penalista e fondatrice di Doppia difesa, associazione contro la violenza di genere fondata con Michelle Hunziker, che sino a pochi decenni fa esisteva l’attenuante per delitto d’onore, e oggi bisognerebbe al contrario inserire nel codice penale «l’aggravante per delitto d’onore» per quegli uomini che commettono un delitto non accettando di ricevere un rifiuto da una donna. Perché ha detto l’avvocato, bisogna entrare nell’ordine di idee che un fenomeno questo può essere arginato.

Segue qui:

http://www.ecodibergamo.it/stories/Editoriale/se-viene-fraintesoil-mistero-dellamore_1195606_11/

Per fermare la violenza sulle donne bisogna educare gli uomini

di Christian Raimo, internazionale.it, 1 agosto 2016

Gli uomini picchiano le donne, spesso le pestano a sangue, alle volte le uccidono. Ogni tanto c’è un caso che sembra più disumano e per questo più esemplare: uno che tenta di bruciare viva la fidanzata che l’ha lasciato, un altro che ammazza insieme alla compagna i figli piccoli. A ondate sui giornali si riparla di femminicidio, o di allarme femminicidio; per il resto del tempo il conto delle morti continua regolare: negli ultimi mesi un tizio a Modena ha strangolato la sua ex e poi ha nascosto il cadavere nel frigorifero in cantina, a Novara un altro ha accoltellato a morte la moglie in strada, a Pavia un infermiere ha sparato alla moglie e alla figlia dodicenne. Quasi sempre gli uomini non accettavano la fine della relazione. Lo stigma astratto su questi uomini violenti è speculare all’incapacità di ragionare sulle motivazioni dei loro gesti e di agire di conseguenza. Negli anni recenti non sono mancate campagne sociali e addirittura una legge ad hoc sul femminicidio, ma il risultato è che nel dibattito pubblico si è verificato spesso un semplice rovesciamento: dalla minimizzazione si è passati a fasi alterne all’emergenza. La violenza degli uomini prima era invisibile, poi è mostrificata: una riflessione laica su come intervenire efficacemente è sempre laterale, una politica d’intervento sociale sui maschi violenti è difficile da programmare.

Eppure, per fortuna, qualcosa si è mosso in questi ultimi anni. Sul sito della rivista inGenere si trova un elenco – indicativo, anche se non aggiornato – dei centri che in Italia si occupano di maschi maltrattanti: tre anni fa erano una quindicina, oggi sono più di trenta, sparsi a macchia di leopardo ma con significative differenze (a sud di Roma non c’è praticamente nulla). Il ruolo di questi centri è cruciale. Giorgia Serughetti lo scrive chiaramente in un articolo con molti riferimenti intitolatoSmettere si può:

“La recidiva degli autori di violenza è straordinariamente alta: più di otto uomini su dieci rischiano di tornare a commettere gli stessi reati, se non interviene nel mezzo qualcosa o qualcuno. Ovvero se non sono presi in carico da un servizio o un centro d’ascolto per uomini maltrattanti”.

Segue qui:

http://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2016/08/01/femminicidio-violenza-donne-educare-uomini

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