Ospiti – Sciacchitano: “Due modi di pensare”

di Antonello Sciacchitano, psychiatryonline.it, 15 agosto 2016

Riduco a due i sistemi dei filosofi concernenti l’anima dell’uomo. Il primo e più antico è il sistema del materialismo; il secondo è quello dello spiritualismo.
Julien Offray de La Mettrie, L’uomo macchina

Ahimé, non mai due volte configura
il tempo in egual modo i grani!
Eugenio Montale, Vento e bandiere (Ossi di seppia)

La figura qui accanto rappresenta il famoso Pensatore di Rodin, a Parigi in via di restauro. Le sbarre sono quelle della struttura dove operano i restauratori, ma si può anche immaginare siano le sbarre in cui è ingabbiato il pensiero contemporaneo. Cosa pensa il pensatore? Nel caso dovrei chiedermi come pensa l’artista che il pensatore pensi? Nel seguito dirò come un analista pensa che due categorie di pensatori pensino. I modi di pensare sono impensabilmente innumerevoli, dovendosi annoverare i pensieri ricorsivi sul pensiero. Secondo Bolzano sono infiniti. Tra i pensieri di base ve ne sono almeno due certamente contrapposti e incompatibili. Sono le forme di pensiero meccanicista (o materialista) e idealista (o spiritualista), individuate da La Mettrie.

La mia impostazione intellettuale, nonostante sia etichettabile come “scientista”, mi porta a formulare un’ipotesi che potrebbe essere facilmente condivisa dai più o almeno non immediatamente confutata. Suppongo che la forma di pensiero idealista sia quella più conveniente al potere, anche quello che in apparenza si ispira a dottrine materialiste, come il materialismo storico, e perciò sia quella più persistente nel tempo e più gettonata dai popoli, almeno in Occidente. Infatti, per sopravvivere il potere deve avere linee guida ben definite. Quindi, per autoconservarsi nulla di meglio serve al potere della forma idealista di pensiero che stabilisce una volta per tutte l’essenza delle cose e come una cosa “causa” (etimologia comune!) necessariamente un’altra cosa. Le nozioni di essenza e di causa sono marginali al pensiero meccanicista, ma sono ingredienti fondamentali di ogni idealismo, quindi di ogni ideologia, quindi di ogni potere; in base ad esse il potere stabilisce cosa è giusto e come è giusto realizzarlo. Viceversa, chi usa nozioni di essenza e di causa, anche se rivoluzionario, pensa ancora in termini idealisti, quindi di potere, per esempio per abbattere il potere vigente.

L’idealismo concepito da Platone è una forma di pensiero forte, adatta ai potenti, cioè a chi il potere ce l’ha già e non deve faticare per conquistarlo. Allora le essenze delle cose stabiliscono lo stato delle cose, il Sachverhalt, cioè come le cose devono essere e come devono divenire con le cause giuste, volute e previste dal potere. Quando Foucault parla di precedenza del potere sul soggetto, lo intendo così: il soggetto individuale nasce in un contesto collettivo retto in modo idealista, che ne prefigura le sorti di assoggettamento. Freudianamente parlando, poiché Foucault deve molto a Freud, il Super-Io e l’Ideale dell’Io precedono l’Io, cui dettano le condizioni che deve rispettare per sopravvivere. Quando Althusser sostiene che l’uomo di scienza, anche se nel proprio campo lavora in modo meccanicista, quando vuole dare un senso filosofico al proprio lavoro, fa spontaneamente della filosofia idealista, lo intendo ancora allo stesso modo: anche il soggetto della scienza, quando pensa fuori dalla scienza, rientra nel contesto idealista dominante, che ne condiziona la forma ingenua di pensiero secondo lo schematismo platonico.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6379

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