Il digitale riletto con la lente di Freud: il perturbante del XXI secolo

di Andrea Granelli, andreagranelli.nova100.ilsole24ore.com, 16 agosto 2016

Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare (Sigmund Freud, Il perturbante)

Ciò che è opposto si concilia, che dalle cose in contrasto nasca l’armonia più bella, e che tutto si genera per via di contesa (Eraclito, DK B 8)

Il simbolismo religioso ha la capacità di esprimere la coincidenza degli opposti e dei paradossi e guarda sempre delle realtà che impegnano l’esistenza umana (Mircea Eliade)

Nel 1919 Siegmund Freud pubblica una riflessione molto importante su una specifica esperienza umana creata da quelle produzioni artistiche e letterarie che maggiormente fanno leva sull’evocazione del “soprannaturale” e dello spaventoso. Il punto di partenza era l’analisi di quegli espedienti letterari (e cinematografici) che pongono il lettore di fronte a una sorta di paradosso cognitivo, nel quale egli si trova impossibilitato a decidere se alcuni personaggi della storia siano oggetti animati o inanimati, esseri viventi oppure cose senza vita.

Per descrivere questo fenomeno “paradossale” Freud utilizza la parola tedesca unheimlich; pur sembrando in tutta evidenza l’antitesi di heimlich (da Heim, casa) e dunque pur potendosi considerare equivalente alla negazione di ciò che è noto e familiare, in quanto si riferisce alla “casa”, in realtà rivela un rapporto molto più complesso con il suo opposto. Infatti tra i significati meno usati di heimlich, quello di “misterioso”, “nascosto” quasi coincide col suo contrario unheimlich. L’espressione “un-heimlich” significherebbe quindi anche non celato, venuto alla luce, affiorato. Questa sorta di straniamento nasce quindi quando in un oggetto o in una situazione si uniscono caratteristiche di estraneità e familiarità in una sorta di “dualismo affettivo”. Ciò che ci spaventa di questo genere di opere letterarie è cioè la loro capacità di evocare in noi ciò che sentiamo come più familiare, conosciuto dentro noi, ma che è allo stesso tempo “tenuto nascosto” e quindi rimosso, negato. Freud nota che la parola unheimlich è intraducibile in altra lingue e lascia intendere che il significato più autentico di questa parola risiede proprio in una eccedenza rispetto alla sfera semantica consueta, in uno scarto non esprimibile con semplici parole; la specificità di questo concetto coincide appunto con la sua intraducibilità: ogni tentativo di de-finizione, di delimitare il concetto con parole, di stabilire recinti concettuali è destinato a fallire. Questa parola è stata nelle pubblicazioni italiane delle opere di Freud tradotta in perturbante … perturbante che non va confuso con spaventoso o angoscioso, pur contenendo anche questi concetti: una cosa spaventosa è tale in quanto nasce da una minaccia esterna … ma il perturbante è anche interno, domestico.

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