Internet haters, chi è e come si comporta chi odia in rete. “Obiettivi? Dalle donne, ai gay fino agli ebrei”

Per tentare di definire il fenomeno l’osservatorio Vox, assieme alle università di Milano, Bari, e La Sapienza di Roma, ha analizzato, tra agosto 2015 e febbraio 2016, oltre 2,6 milioni di tweet riferiti alle 6 categorie più bersagliate dai messaggi offensivi. “Dietro al nickname ci sono persone di qualsiasi tipo”, spiega Stefano Chirico, vice questore aggiunto della Polizia di Stato

di Annalisa Dell’Oca, ilfattoquotidiano.it, 23 agosto 2016

E’ un popolo nel popolo che spesso si nasconde dietro a un alias virtuale e quando appoggia le mani sulla tastiera, odia. Invoca Hitler se si parla di ebrei, biasima le donne quando vengono aggredite o uccise, grida ai “froci” se si discute di diritti lgbt, e pubblica tweet di fuoco contro gli immigrati. Gli esperti li chiamano internet haters, quelli che odiano su internet, uomini e donne, cioè, che col favore dell’anonimato utilizzano sul web un linguaggio violento. Ma attenzione a tentare di rinchiuderli in una categoria: “Dietro al nickname ci sono persone di qualsiasi tipo”, spiega Stefano Chirico, vice questore aggiunto della Polizia di Stato e membro dell’Oscad, l’Osservatorio interforze contro gli atti discriminatori. “E’ come se la rete – spiega Silvia Brena, fondatrice di Vox, l’Osservatorio sui diritti – fosse un gigantesco lavatoio dove dare sfogo alle pulsioni più negative, che altrove verrebbero censurate: l’interlocutore non è presente, non è un individuo in carne e ossa, e quindi non ci si cura dei suoi sentimenti”.

Gli internet haters, in tutto il mondo, sono milioni, e non c’è distinzione tra uomini e donne, giovani e meno giovani. Per classificarli, piuttosto, si potrebbe utilizzare l’appartenenza o meno a un gruppo o partito politico. Secondo lo studio intitolato Discorsi d’odio e social media, condotto da Arci e Cittalia nell’ambito del progetto internazionale Prism, contro il linguaggio dell’odio online, infatti, negli ultimi anni, da quando cioè i social network sono diventati la piattaforma numero uno per la propaganda politica, sono cresciuti esponenzialmente gli episodi di intolleranza, razzismo e xenofobia in rete. “Usare parole di odio sul web è remunerativo, sia in termini di consenso elettorale, sia per la carriera politica di singole persone”. Così, “figure istituzionali e politiche si fanno frequentemente autrici, per lo più impunite, di messaggi razzisti e xenofobi, appellandosi alla libertà di espressione”.

Segue qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/23/internet-haters-chi-e-e-come-si-comporta-chi-odia-in-rete-obiettivi-dalle-donne-ai-gay-fino-agli-ebrei/2947067/

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