Casolari, Silva, Thanopulos sull’uso del burkini

Maya vestida e Maya desnuda

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto, 28 agosto 2016

A Nizza poliziotti armati hanno costretto una giovane madre, in spiaggia con la sua famiglia, a togliersi il burkini. Il vestito non rispettava la “buona morale e i valori laici”. Imprigionare il corpo della donna in un sudario di lutto, renderlo inespressivo, amorfo, è repressione brutale, indipendentemente dalla percezione che ne ha la vittima. Nella censura del corpo femminile la religione cristiana non è, tuttavia, dissimile da quella musulmana. Il suo orizzonte è la disincarnazione, spiritualizzazione dell’esistenza, che è agli antipodi della profondità psicocorporea destrutturante del coinvolgimento erotico nella donna.
In Europa il cristianesimo è stato moderato in senso laico per ragioni storico culturali (che includono l’eredità dell’antichità classica e il suo potente risveglio nel rinascimento e nel secolo dell’illuminismo). L’evoluzione laica dello stato nel mondo islamico è stata, invece, sistematicamente ostacolata dall’Occidente per motivi di opportunità economica. L’improbabile processo di democratizzazione chiamato retoricamente “primavera araba” (in cui le cattive intenzioni hanno, per l’ennesima volta, avuto la meglio sulle buone), è sfociato in una grave penalizzazione delle donne, private di diritti di cui, pur all’interno di regimi dittatoriali, godevano. Un atteggiamento autocritico da parte degli occidentali, l’assunzione della loro responsabilità nei confronti delle donne dei paesi musulmani, abbandonate alla mercé dei loro oppressori, è impensabile. La latitanza etica getta luce sufficiente sulla natura vera dell’opposizione al burkini: la xenofobia pura e semplice.
Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6387

Tra burqa e burkini. Più che una guerra di religione su questi strumenti di tortura acquatica, meglio fare una sfilata

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 24 agosto 2016

So che il mondo intero attende il mio giudizio, e non mi faccio pregare. Intrigante, bisogna ammetterlo, la battaglia che si è scatenata ed è tuttora in corso tra i sostenitori del libero burkini e quelli che chiedono la sua punizione. Mi sembra che entrambe le parti abbiano contribuito con ottime perorazioni e spero che così proseguano, senza furore, la cosa peggiore, quella che merita non tanto il burkini quanto la camicia di forza. Di questa social tenzone non farei una guerra di religione ma una sfilata di Prada, penso che solo così si possa intendere se è il caso di mantenere il burqa in tutte le sue sfumature o cancellarlo. Questo, naturalmente, sempre che le donne, musulmane e no, siano consenzienti e contente come possono esserlo le top model, che peraltro hanno quasi sempre facce corrucciate e tristi, manco avessero fatto indossare loro la veste avvelenata di Glauce, la promessa sposa di Giasone. Trovo il burkini uno strumento di tortura aquatica piuttosto che di ristoro, ma chissà, per donne costrette al caldo del deserto forse è già qualcosa, può essere un primo gradino verso il paradiso quaggiù: se non il Papa, certo il Diavolo tentatore – che della chiesa è uno dei due personaggi eminenti – riuscirà a convertirle al lusso del peccato. Tornando alle sfilate offro il mio parere: trovo un po’ antipatici i burkini non tanto per le cuffie, che preservano da certe piscine e dalle meduse, quanto per i pantaloni che portati dalle donne mi deprimono, beato il giorno in cui le donne tutte spontaneamente torneranno a un’integralista sensuale dolcezza delle gonne.

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/08/24/tra-burqa-e-burkini___1-vr-146305-rubriche_c406.htm

Burkini, il significato simbolico e psicologico

di Luciano Casolari, ilfattoquotidiano.it, 21 agosto 2016

In nome della libertà è lecito e logico vietare un modo di vestirsi? Le donne occidentali sono libere di vestirsi o la moda “impone”loro un certo abbigliamento pubblicizzato dai mezzi di comunicazione di massa? Per una donna, musulmana o no, indossare il burkini è un atto di libertà o di costrizione? Non derubricherei la vicenda burkini sì/ burkini no a un semplice folcloristico tormentone estivo. In questa vicenda si intrecciano visioni molto profonde di cosa sia la civiltà, i valori che la caratterizzano nella nostra cultura occidentale e l’idea di come impostare il futuro collettivo. Il burkini ha un significato psicologico e simbolico molto profondo in quanto rappresenta, come una bandiera di uno stato, un’idea del mondo. Nessuno in Occidente si è mai posto il problema di regolamentare i turbanti indiani perché hanno solamente un significato culturale e non ci disturbano. Rappresentano la cultura di provenienza dell’interessato e non hanno un significato aggressivo verso coloro che non li indossano.

Segue qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/21/burkini-il-significato-simbolico-e-psicologico/2987175/

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...