Cosa resta della psicoanalisi. Domande e risposte. Intervista a G.B. Contri

di Redazione, Psicoterapia e scienze umane 2016, vol. L, n. 3 – Numero speciale del Cinquantesimo anno, luglio – settembre 2016

Domanda 1, Quale aspetto della psicoanalisi la colpisce di più o su cui vorrebbe esprimere un commento?

Più che un aspetto mi colpisce sfavorevolmente l’aspetto raggiunto dalla psicoanalisi: è l’aspetto dell’oggetto di fede, la cui esistenza è subordinata alla fede che esso esista. Il problema degli psicoanalisti è di scoprire un giorno di non esistere. Una volta uno psicoanalista ha detto “Noi psicoanalisti crediamo in Freud”: ma io non credo affatto in Freud. Richiamo una corretta battuta di J. Lacan sulla fede: “Non si sa mai bene che cosa credono coloro che credono, e che cosa non credono coloro che non credono”. In molti casi i nostri pazienti sono migliori di noi finché prendono la psicoanalisi come una realtà, non come un oggetto di fede. Sono quelli che seguono la Regola, propriamente psicoanalitica, di non omissione e non sistematizzazione: che è una norma (pensiero) dell’azione (linguistica), a differenza dalla presunta “coscienza” che sistematizza, omette, non lavora (non produce). Quanto a me sono realista, con esclusione preliminare di ogni fede: per logica, piuttosto preferirei concludere che la psicoanalisi è uno dei tanti prodotti consolatori, o di intrattenimento privato o culturale, meglio ancora una “ciarlataneria” come si obiettava a Freud in un primo tempo: ricordo che Freud si è fatto forte di questa obiezione. Si tratta di riconoscere il pensiero come una realtà (lavoro efficace, nulla di idealistico), e la regola di non omissione e non sistematizzazione come pensiero operante. Oltre Cartesio ho sostenuto la res (realtà) cogitans come cogitans legem corporis, cioè il pensiero come legislatore del moto del corpo nell’universo dei corpi (“pulsione”). I corpi umani non hanno legge naturale ma positiva cioè posta (in particolare sessuale), contrariamente a una teoresi antica. Come tale il pensiero è virtuosamente e modestamente sovrano (superiorem non recognoscens) – salvo poi interrompersi per diventare un Re Lear in abdicazione permanente, e la psicopatologia è le conseguenze dell’abdicazione -, sovrano in buona compagnia con il linguaggio senza sottomissione ad esso (salvo psicopatologia, che il DSM non solo annacqua ma abolisce, come la notte nera in cui tutte le vacche sono nere).

Segue qui:

http://societaamicidelpensiero.it/wp-content/uploads/GBCONTRI-INTERVISTA-SU-PSICOTERAPIA-E-SCIENZE-UMANE.pdf

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