Thanopulos: “Dentro la bottiglia niente”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 3 settembre 2016

Di tutte le esperienze gustative, quella del vino è la più adatta a rappresentare metaforicamente l’esperienza erotica: la profondità, l’intensità e la complessità delle sensazioni, la finezza e l’eleganza dell’espressione, la persistenza del vissuto gradevole. Imparare a bere il vino potrebbe far parte di una buona educazione sentimentale (necessaria anche all’esperienza culturale, come leggere un libro o sentire la musica). Insegnerebbe a non annientare l’oggetto desiderato, usandolo come strumento di scarica, di bisogno, ma a rispettare la sua intrinseca natura, trasformando le proprie aspettative e attitudini in funzione delle rivelazioni, delle scoperte che ci dona.
Per chi l’ama, le notizie sul vino non sono buone. Se la qualità del prodotto è mediamente migliorata, lo è soprattutto sul piano di una uniformante gradevolezza o potenza. Il “carattere”, l’originalità, la “territorialità” (la particolarità espressiva di un vino in funzione del suo territorio) si stanno appiattendo in modo innegabile. Contemporaneamente i prezzi dei vini più celebri hanno raggiunto vette impensabili. Al punto che, il più delle volte, non li bevono neppure coloro che, potendo permetterselo, li comprano. Preferiscono collezionarli perché il loro valore cresce a dismisura con gli anni che passano.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6395

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