Campagner, Thanopulos, Maiolo, Barbetta, Žižek, Risè su web e sesso

Giovani e video hot, elogio della vergogna

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 27 settembre 2016

Leggendo della tragica vicenda di Tiziana Cantone, la donna trentunenne che si è tolta la vita impiccandosi con un foulard per mettere la parola fine allo scandalo mediatico che l’ha travolta, mi sorprende il ricordo di un professore liceale solito a dividere il mondo tra chi “ha fatto” il classico e chi no, come emblema di un’indelebile distinzione intellettuale tra chi ha e chi non ha: tra chi ha avuto accesso al nobile mondo della cultura e chi sarà invece costretto a cavarsela rabberciando soluzioni alla bell’e meglio. Il motivo di questa libera associazione è la notizia riportata dal portale di informazione universitaria controcampus.it che Tiziana poteva vantare nel proprio curriculum l’ambita maturità classica. È una nota di merito per Tiziana che forse non è inutile segnalare nel momento in cui moltissimi hanno presentato la donna quasi come “minus habens”: una “fessacchiotta” secondo l’espressione utilizzata da Oliviero Toscani, che doveva pensarci prima e che invece non ci ha pensato, forse proprio perché il pensare non era affar suo. Un’offesa, questa, della stessa portata del cyberbullismo di cui Tiziana è stata vittima. Se si vuole imparare qualcosa da questa triste vicenda, occorre darle la dignità attribuita a una tragedia classica, dove si assume che tutti i personaggi pensino e rispondano a una logica: condivisibile o criticabile che sia. Certo, la vicenda di Tiziana non è assimilabile a quella di una Lucrezia, di una Giocasta o alla vergini dell’arcadia ricordate da Eva Cantarella nel suo L’amore è un Dio. Il sesso e la Polis (2015) che ricorrono al suicidio per ovviare in anticipo alla vergogna dello stupro. Non lo è, se non appunto per la vergogna abbinata al suicidio, e questo basterebbe a fare di Tiziana una pensatrice.

Segue qui:

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/9/27/SCUOLA-Giovani-e-video-hot-elogio-della-vergogna/725335/

Madame Bovary se l’è cercata

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 24 settembre 2016

Intervistato nella trasmissione La Zanzara su Radio 24, Oliviero Toscani ha  brutalmente attaccato la giovane donna morta suicida in seguito alla diffusione di suoi video privati:  “Non voglio insultarla ma è un po’ fessa, una fessacchiotta. Viviamo di comunicazione. Non puoi fare qualcosa del genere e poi stupirti, e ammazzarti. Devi sapere che può accadere, non puoi deprimerti. Ha fatto sesso e poi l’ha mandato in giro. Le andava bene che qualcuno vedesse. Se hai fatto un video è già una cosa pubblica, non rimane solo in tuo possesso”.
Queste parole riflettono una mentalità collettiva che nasce anonima e tale resta, nonostante la pretesa dei suoi portavoce di darle dignità di pensiero. Il mondo va in un certo modo, chi si adatta è salvo, per i disadattati non c’è scampo. Eppure in un discorso votato al conformismo (di cui la logica della provocazione pura è un servo fidato), Toscani  un po’ di emozione, che lo impegna, la fa trapelare. La morte della giovane non la digerisce, le si rivolge come se fosse ancora in vita e la rimprovera accoratamente. Rimprovero di un padre alla figlia, rimprovero, più in profondità, di un figlio alla madre. Nessuno percepisce meglio dei figli la fragilità della madre. Fragilità legata alla femminilità, alla vulnerabilità della sua esposizione unilaterale: l’apertura, senza seconde intenzioni, all’altro.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6426

L’educazione che manca ai figli

Dopo i fatti accaduti a Rimini e a Napoli dobbiamo chiederci se ancora siamo all’anno zero per quanto riguarda l’educazione alla sessualità

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 19 settembre 2016

I casi recenti di Rimini e Napoli di qualche giorno fa, con l’eco mediatico che suscitano, ci spaventano e ci fanno indignare. Solo però per qualche giorno. Ci interroghiamo sul perché è sul per come, apriamo dibattiti e commenti su FB e poi nel giro di qualche tempo tutto rientra nella solita quotidiana distrazione. Per alcuni si direbbe che si tratta di assuefazione alle notizie che affollano le nostre cronache. Per altri ho la sensazione che sia vera e propria indifferenza. Per molti, certamente, è distanza culturale. Altrimenti non si spiega perché mai, facendo interventi con genitori e insegnanti, mi capita di trovare che molti di questi adulti competenti non sanno ancora cosa sia il SEXTING e quali conseguenze produca.

Segue qui:

http://www.ladigetto.it/permalink/57994.html

La cecità che uccide

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 16 settembre 2016

Con la morte della giovane spinta al suicidio da quell’entità impersonale, e per definizione irresponsabile, chiamata “rete”, tutti i nodi vengono al pettine, ma è ragionevole dubitare che, passato il clamore mediatico, saranno affrontati veramente. La “rete” è un mostro che si nutre dei suoi crimini, diventa più potente. Nel dramma di un’azione crudele, che una volta avviata (per un errore della vittima, la volontà di un sadico o la dabbenaggine di un cretino di massa) nulla può più fermare, diventa palese la rivalsa del «servo» inanimato sul «padrone» vanesio e arrogante. La protesi digitale fagocita il corpo vivo delle relazioni sociali. Le leggi sono inadeguate, se non tragicomiche, e la globalizzazione le rende inapplicabili, il più delle volte. Il nostro modo di sentire e di pensare subisce una progressiva spersonalizzazione, assestandosi in schemi collettivi omologanti, prossimi a meccanismi di difesa primitivi. Il voyeurismo viaggia alla velocità della luce e cancella spietatamente due sentimenti strettamente associati: il pudore e la compassione. Come la psicoanalisi ha da tempo intuito, si cerca di vedere a occhi aperti (con lo sguardo del giorno) quello che si vede a occhi chiusi (con lo sguardo del sogno): la «scena primaria», l’amplesso erotico dei genitori.
Segue qui:

«Prometteva libertà ma il web oscuro rovina milioni di vite»

Il filosofo Žižek: è lo Stato che deve controllare la Rete

di Luca Mastrantonio, corriere.it, 16 settembre 2016

Domani terrà una lectio magistralis al festival di Pordenone, dove presenterà Il contraccolpo assoluto (Ponte alle Grazie), che continua la sua rilettura creativa di Hegel e Lacan. La notizia del suicidio di Tiziana Cantone lo colpisce in quanto padre e gli ricorda un caso molto simile in Slovenia. «A Maribor, due anni fa, in una piccola scuola, degli studenti avevano filmato un preside che faceva del sesso orale con una professoressa; quel video è finito sul web e il preside si è ucciso. Non ha retto, la sua vita era rovinata. Noi ce ne accorgiamo solo quando ci sono finali tragici o scandali, ma tante vite vengono distrutte in modo più discreto. Milioni di persone perdono la loro onestà, la loro decenza, soffrono».

Prima del web era diverso?

«Il web riproduce e diffonde più del passaparola. E può mostrare orrori da scenario di guerra, o morbosità atroci. Non può essere lasciato a se stesso. Se dai solo libertà poi si arriva a una esplosione di violenza, brutalità, razzismo. Lo so perché mio figlio, di 17 anni, ha fatto un giro sul web profondo e ha trovato di tutto, video di torture, scene di sesso estremo e persino uno di quei film in cui si vedono morire delle persone, uno snuff movie».

Segue qui:

http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_16/prometteva-liberta-ma-web-oscuro-rovina-milioni-vite-2ba208b6-7b7e-11e6-ae27-bc43cc35ec72.shtml

Porno. La morte della sessualità

di Pietro Barbetta, doppiozero.com, 16 settembre 2016

I due volti della vergogna

La vergogna ha due volti. Da un lato è sentimento interno, che si prova di fronte a un gesto del soggetto, il soggetto si divide in due: la parte che ha commesso quel gesto, prima, la parte che giudica il gesto commesso come disonorevole, dopo. Il contrasto tra queste due istanze produce vergogna, come se il soggetto si svegliasse da un sogno. Per esempio, il sogno di essere nudi di fronte a persone di rispetto. Sogno d’inibizione. Freud ci ha insegnato cha accade a tutti, dunque la vergogna diminuisce. La vergogna ha un lato interno e uno esterno, posso provare vergogna di fronte a me stesso, senza che altri conoscano le vicende che me la procurano. Per alleviare le pene della vergogna posso confidare le vicende che mi hanno condotto a vergognarmi. Ne parlo a persone di cui mi fido, ma mi metto a rischio. La persona che riceve le mie confidenze può custodirle, dirmi una parola di conforto, che serva a rendere la vergogna più lieve, ma può condannarmi oppure approfittare della mia confidenza, per render note queste vicende agli altri. Così si rompono le amicizie, così si creano le ferite familiari. Ma c’è di più, può accadere che il gesto della vergogna diventi pubblico, come a Tiziana Cantone. In questi giorni il suo caso ne ha fatti emergere altri, una ragazza di quindici anni, una donna di quaranta.

La vita e la morte sessuale

La questione, nel caso di Tiziana Cantone, riguarda la pubblicazione di video porno che qualcuno avrebbe girato, in cui lei sarebbe stata protagonista, qualcosa relativo al sesso, nella sua dimensione brutale. In un momento impulsivo ci si può mostrare in modo inappropriato, assurdo. Per ragioni insondabili si esibisce il proprio corpo senza pudore. Accade che quel che sogniamo diventa reale, esce dal dominio immaginario e si mostra pubblicamente. In questi casi ci si può non svegliare più. Il rimorso di essere protagonisti di un evento pubblico, la cognizione che quell’evento sia passato dal regno dell’immaginario a quello reale può farci piangere, disperare, impazzire, uccidere. La storia e la fenomenologia del gesto suicidario sono altrettanto importanti. L’impiccagione non è un omicidio/suicidio qualunque. Ha rapporti più stretti di quanto si pensi con la sessualità.

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/porno-la-morte-della-sessualita

Nella rete si è strangolato il comune senso del pudore

di Claudio Risè, ilgiornale.it, 15 settembre 2016

Cosa ci sta accadendo? Cosa ci raccontano, nel giro di poche ore, il suicidio di una giovane donna i cui video porno, col loro miserabile «parlato» erano virali sul web e nel Paese (diventando sadismo, derisione, «tormentone» collettivo), e il disorientamento di una diciassettenne ubriaca che fa sesso con un albanese, ripresa col telefonino da amiche sghignazzanti che la postano subito su What’s app? Internet, d’accordo. Internet è però un luogo, che va di sicuro regolato, ma prima di tutto frequentato con attenzione e rispetto. Per se stessi innanzitutto. Ma quello manca. Come mai? Degrado culturale? Certo. Chi può negarlo? Un degrado che ha raggiunto ormai vaste zone della popolazione, ben più ampie dei 2 milioni 300 mila giovani dai 15 ai 29 anni che né studiano né lavorano, e quindi non si capisce come potrebbero sfuggirvi. Ma al centro di queste storie c’è qualcosa di più profondo della cultura, che pure è alla base della società umane. Sono storie di corpi gettati via, offesi, abbandonati agli altri, dalle donne innanzitutto, e dagli uomini che le usano in modo perverso, appena possibile.

Segue qui:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/nella-rete-si-strangolato-comune-senso-pudore-1306720.html

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