Thanopulos: “La speranza, l’attesa e la consolazione”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 1 ottobre 2016

La speranza è la prima a nascere e l’ultima a morire. Affonda le sue radici nel respiro del corpo e detta i tempi, i ritmi e il movimento della nostra presenza nel mondo. La sua totale assenza, la forma più radicale di anoressia esistenziale, non è compatibile con la vita: se si smette di sperare si muore. Guida del desiderio, la speranza anima e orienta lo spazio dell’attesa. Legata al senso di mancanza l’attesa non è passiva: tende verso ciò che manca, fa aprire il soggetto, spingendolo verso l’altro, lavorandolo dal suo interno. La speranza imprime all’attesa una direzione, che diventa presentimento, immaginazione, prima ancora che la cosa desiderata abbia assunto una forma riconoscibile e definita. Alla speranza non si oppone la disperazione. Quest’ultima è il dolore lacerante che il vuoto di speranza causa. Anche quando sfocia nel suicidio, la disperazione cerca, invoca la speranza, è la sua realizzazione in negativo. L’opposto, l’antagonista della speranza è la consolazione: la chiusura dell’essere, il falso sentimento di stabilità creato dalla contrazione della materia psicocorporea che si nega all’esperienza.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6433

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