Ospiti – M. P. Fontana: “Cosa resta dei ragazzi di vita”

Tra vecchi e nuovi fattori di disagio

di Maria Pia Fontana, socialmentis.wordpress.com, 2 ottobre 2016

E’ il 1955 quando Pier Paolo Pasolini pubblica Ragazzi di vita in un clima sociale caratterizzato dalla ripresa economica dopo le ferite della seconda guerra mondiale. Nel romanzo, che comportò per lo scrittore un processo per oscenità poi conclusosi con l’assoluzione, perché per la prima volta veniva affrontato il tema scabroso della prostituzione minorile maschile, Pasolini racconta la miseria del sottoproletariato romano e gli espedienti di un gruppo di adolescenti privi di punti di riferimento educativi. Questi giovani, soprattutto attraverso uno dei protagonisti, Riccetto, diventano quindi metafora della parabola discendente di una generazione. La vicenda infatti ci mostra come il ragazzo, contaminato dai nuovi modelli di condotta individualistici e dai valori del nascente consumismo borghese, perde progressivamente la sua originaria purezza e generosità. Se l’opera rappresenta lo spaccato di un’epoca segnata da grandi cambiamenti sociali, e racconta le vampate e i fermenti di una gioventù inquieta che brucia la vita per l’eccesso di vita, viene da chiedersi cosa resta di questi ragazzi nella nostra società globalizzata e iper-tecnologica e quali sono le analogie e le differenze tra gli adolescenti di oggi e quelli di sessanta anni fa.

Segue qui:

Cosa resta dei ragazzi di vita. Tra vecchi e nuovi fattori di disagio

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