Recalcati: “Se la morte non è un abisso da vincere”

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 16 ottobre 2016

Davanti a me il ricordo indelebile delle mani nodose di mio nonno paterno che decretavano inesorabilmente, con gesti lenti e precisi, la morte di un coniglio impaurito. Un colpo secco alla testa, poi le operazioni di scuoiamento. È attraverso questa pratica antica della vita contadina che ho fatto da bambino il mio primo incontro con la morte. Restavo basito di fronte a quella mescolanza di violenza e tranquillità chiedendomi come era possibile integrare il ritmo naturale della vita – uccidere l’animale per nutrirsi – con la brutalità ordinaria che orientava i gesti antichi del nonno. Non era, il suo, un desiderio sadico: stava lavorando per prepararci la cena, non stava uccidendo con piacere la sua vittima. Tuttavia, il ritmo naturale della vita contadina non poteva assorbire del tutto lo sconcerto dell’incontro con la nuda morte. Quel coniglio, scelto casualmente tra i suoi simili rinchiusi nella stessa gabbia, mi faceva incontrare una dimensione di non-senso che già da bambino intuivo non essere per nulla estranea alla vita. La morte introduceva nella vita un tabù che mi appariva psichicamente indigeribile.

Segue qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/10/16/se-la-morte-non-e-un-abisso-da-vincere56.html?ref=search

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