Intervista a Recalcati. INVIDIA, PASSIONE DEL NOSTRO TEMPO (2011)

Lo sostiene lo psicoanalista Massimo Recalcati, che a Pordenonelegge terrà una lezione sul tema. «Nasce dall’eccessivo attaccamento all’Io», spiega

di Laura La Pietra, famigliacristiana.it, 13 settembre 2011

«È una cifra del nostro tempo. Una passione radicale ed estrema, su cui hanno riflettuto anche i Padri della Chiesa». Di invidia lo psicoanalista Massimo Recalcati ha parlato nel 2004, nel saggio Sull’odio. E il 16 settembre tornerà sul tema a Pordenonelegge, per il consolidato appuntamento con la Mappa dei sentimenti. Quest’anno spetta a psicologi e psichiatri raccontare, in otto incontri, le emozioni universali dell’uomo: speranza, amore, amicizia, gelosia, inquietudine, felicità, odio e, appunto, invidia. «La psicoanalisi insegna che dietro il gesto di Caino che uccide Abele c’è Narciso: l’invidia, cioè, nasce dall’attaccamento eccessivo al proprio Io. Per chi è infatuato di sé, l’altro crea disturbo e genera aggressività», spiega.

Che cos’è dunque l’invidia?
«È scritto sulle Tavole della Legge: “Non desiderare la roba d’altri”. Ecco, l’invidia è il desiderio, patologico e senza età, di possedere ciò che ha un’altra persona, non per le qualità di quel bene, ma perché è dell’altro. La scena topica, narrata da sant’Agostino, è un bimbo che guarda in modo torvo il fratellino allattato al seno materno. Per san Tommaso, è il desiderio della tristezza altrui».
Oggi è questo il sentimento dominante?
«Da psicanalista noto che le persone sono sempre più sole e inseguono frustrate la propria autoaffermazione, senza dar valore al legame con l’altro. Così l’invidia diventa una passione della nostra epoca». – Che cosa intende dire? «La nostra è la civiltà dell’Io: amplifica l’odio invidioso verso gli altri e venera gli oggetti come fonte di salvezza. Oggi è motivo di sofferenza non poter godere di quanto gode chi ci circonda: all’occhio dell’invidioso la felicità e il godimento altrui sono assoluti; e lui ne è escluso».
Che rapporto c’è tra invidia e odio?
«Sono parenti stretti. L’invidioso non è mai soddisfatto del risultato ottenuto: invidia la vita dell’altro, non solo ciò che possiede. E, come chi prova odio, è animato dalla spinta a “distruggere” l’altro. Il geloso, invece, teme di perdere l’oggetto amato».
Come si “cura”?
«Portando l’invidioso a non credere troppo negli oggetti e soprattutto nel proprio Io. Ma è una meta difficile da raggiungere».

http://www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/letto/articolo/invidia-passione-del-nostro-tempo_130911152303.aspx

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