Thanopulos: “Il lavoro e la sofferenza”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 5 novembre 2016

Cos’è il lavoro oggi? Fondamento della democrazia, diritto inalienabile, realizzazione della creatività umana? Questi sono pensieri avveniristici, come tutte le grandi idee del passato. Lavorare oggi è, nella grande maggioranza dei casi, un privilegio mal retribuito e precario a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze. Espropria gran parte della vita privata e dello spazio degli affetti e ha come suo ideale l’automazione umana. Lasciato nella corsa folle verso la crescente spersonalizzazione dei suoi processi, il lavoro arriverebbe, prima o poi, ad avere come unica sua ragione la produzione di lavoratori-automi e dell’occorrente per tenerli funzionanti, in piedi. Si può ben pensare, e sperare, che questa sia solo una previsione teorica: le risorse affettive e di pensiero di cui l’essere umano dispone impediranno il suo avverarsi. Tuttavia, le tendenze catastrofiche non hanno bisogno di dispiegarsi compiutamente nel loro percorso teoricamente prevedibile, per essere distruttive. Nel campo del lavoro si stanno producendo danni enormi, sul piano del piacere del creare e vivere, che, nella migliore delle ipotesi, occorreranno decenni per ripararli.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6493

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