Il riconoscimento e la cura delle vulnerabilità umane

di Rosalba Miceli, lastampa.it, 12 novembre 2016

«La vita porta spesso a percorrere sentieri stretti e ripidi che attraversano tutte le forme di vulnerabilità genetica, evolutiva, storica e culturale», afferma Boris Cyrulnik, psicoanalista francese, tra i massimi esperti del fenomeno della resilienza (Boris Cyrulnik, Di carne e d’anima. La vulnerabilità come risorsa per crescere felici, saggi Frassinelli, 2007). La vulnerabilità rappresenta un elemento costitutivo della condizione umana. Dal neonato, al bambino, all’adulto, alla persona matura fino alla senescenza, l’individuo è sottoposto alla scoperta progressiva della finitezza, della vulnerabilità, della solitudine esistenziale. Come sottolineava Erich Fromm «la condizione originaria dell’uomo, che residua ancora oggi nelle sfere più profonde della soggettività, è quella di un essere bisognoso, debole, vulnerabile, finito e consapevole di essere destinato a finire».

Non sempre accettiamo tale condizione, anzi possiamo negarla e rifiutarla, o anestesizzarla, nascondendola a noi stessi e agli altri, vedendo solo negli eventi terzi la causa dei nostri insuccessi e fallimenti. Vulnerabilità, passività e dipendenza costituiscono allora dimensioni rimosse fintanto che la nostra vita procede senza crisi evidenti. Tuttavia, di fronte a particolari situazioni, sperimentiamo in noi stessi o in persone a noi molto vicine, il senso di estrema fragilità che abbiamo vissuto fin dalla nascita.  La vulnerabilità esistenziale può essere compensata dal legame sociale che stabilisce un’unione di gruppo solidale e cooperativa. «In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società» (Papa Francesco, udienza con i ciechi e i sordomuti, 29 marzo 2014). In altri termini, il riconoscimento della nostra vulnerabilità può indurci a considerare gli altri, vulnerabili più o quanto noi, come membri di un’unica comunità umana, a non provare paura, rigetto o repulsione davanti alla fragilità dell’altro (in cui vediamo rispecchiata la nostra), a rispondere alla vulnerabilità altrui con l’ascolto e la cura.

Segue qui:

http://www.lastampa.it/2016/11/12/scienza/galassiamente/il-riconoscimento-e-la-cura-delle-vulnerabilit-umane-yU48rSZqZvFLvxx2953U6K/pagina.html

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