Nostalgie pregresse nell’incontro con l’altro

L’altro lo si incontra nella perdita dell’equilibrio, cui siamo spinti dal presentimento della sua presenza: questa la tesi di “Il desiderio che ama il lutto”, di Sarantis Thanopulos per Quodlibet

di , ilmanifesto, 20 novembre 2016

La nostalgia, dolore della lontananza e del ritorno, non confonde e sfuma i contorni dell’oggetto desiderato, li rende, al contrario, nitidi, stagliandolo come una miniatura sullo sfondo. Lo aveva compreso con straordinaria limpidezza Bachelard, quando scriveva: «La lontananza non disperde nulla, al contrario raduna in una miniatura un paese in cui piacerebbe vivere. Nella miniatura della lontananza, le cose disperse giungono a comporsi e si offrono allora al nostro possesso, negando la lontananza che le ha create». L’ambiguità del desiderio si riassume in una dolorosa combutta tra appartenenza e distanza, tra possesso e imminenza della diversità. Questo è il tema che Sarantis Thanopulos isola con forza fin dalle prime pagine del suo ultimo libro, Il desiderio che ama il lutto (Quodlibet, pp. 96, <SC82,101> 14,00) e che pedina con fedeltà fino alla fine.

Contrariamente a quanto emerge da un rapido sorvolo sulla storia della psicoanalisi, affezionata al topos della mancanza e del vuoto, Thanopulos concepisce il desiderio come una dimensione psichica fittamente popolata, abitata dai suoi oggetti. Esso si presenta non tanto come luogo instabile di una spinta sostenuta dalle nostre rappresentazioni e immaginazioni – come vuole Freud –, o come dinamismo ostinato del senso, messo in moto da una privazione originaria e guidato dai nostri fantasmi – secondo quanto scrive Lacan – piuttosto interpella, al pari del godimento, la corporeità e le sue pulsioni. È proprio la pervasiva sensualità del desiderio ciò che lo rende aperto al mondo, disponibile al contatto con l’alterità. A parlarci del desiderio è il volto della persona amata; proprio quel volto lì, nella sua assoluta individualità e autonomia, sentito nella sua imminenza da quando abbiamo imparato a staccarlo da noi, pur continuando ad avvertirlo come il luogo ardente della nostra passione. Presentimento, imminenza, inquietudine dell’aspettativa, degustazione dell’attesa sono le anime del desiderio, conteso tra l’essere e l’avere, tra l’intimità e la distanza. Potremmo dire che l’ontologia del desiderio è l’ontologia del presentimento inaugurato dal lutto e dalla nostalgia.

Segue qui:

http://ilmanifesto.info/nostalgie-pregresse-nellincontro-con-laltro/

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