Campagner, Contri, Busato Barbaglio, Pigozzi su violenza sulle donne e femminicidio

Il sesso debole nell’amore

di Giacomo B. Contri, giacomocontri.it, 26-27 novembre 2016

C’è almeno un caso in cui si avrebbe ragione di concludere che i secoli non servono a niente, che non c’è speranza per l’umanità (e che la psicoanalisi è inutile): è il caso in cui non si trae l’evidente conclusione dai “femminicidî”, ossia che questi sono uno dei finali pratici dell’innamoramento fin dal principio (ce ne sono altri). Morale: l’uomo è il sesso debole dell’innamoramento: non riesce a farlo fuori con il pensiero, allora … la fa fuori con la forza. C’è qualcosa di simile a una fissione nucleare, quella dell’a-tomo amoroso, l’Uno amoroso: in cui non c’è scampo per nessuno. Chi capisce che sto parlando dell’angoscia?, e che sto lasciando libera la parola “amore”?

http://www.giacomocontri.it/BLOG/2016/2016-11/2016-11-26-BLOG_domenica_sesso_debole_amore.htm

La doppia uccisione della vita

Pubblichiamo un estratto dalla relazione tenuta al convegno «Violenza contro le donne, violenza contro i minori: una legge non basta» (25 novembre 2016, presso la sede Fnsi). Gli orfani di madri assassinate dai padri sono bambini e adolescenti che non possono fidarsi più di nessuno.Devono essere accompagnati nel loro percorso di crescita per far fronte a un evento così tragico

di Carla Busato barbaglio, ilmanifesto.info, 26 novembre 2016

a cifra «delle vittime delle vittime» del femminicidio è impressionante, una doppia uccisione della vita. In Italia, ci sono 1628 orfani. Figli che si ritrovano all’improvviso senza i genitori: perdono la madre, uccisa nella maggior parte dei casi dal marito o dal partner, e anche il padre, che finisce in carcere oppure si toglie la vita. I figli affrontano tutto ciò che segue travolti da uno tsunami, profondamente soli. L’onda ha reso tutti attorno protagonisti del «si salvi chi può»: i figli delle vittime sono per lo più abbandonati, spesso anche dalle istituzioni (che dovrebbero essere preposte a creare circuiti di aiuto), quando non immessi in percorsi di aiuto sterili se non dannosi.

PER QUANTO RIGUARDA i femminicidi, l’Italian Journal of Pediatrics ha documentato che dal gennaio 2012 fino al mese di ottobre 2014 sono morte 319 donne e ben 209 su 319 sono state uccise dal marito o ex compagno. In meno di tre anni, gli orfani ammontano a 417, di cui 180 minori all’epoca dei fatti. 52 di loro, di cui 30 minorenni, hanno assistito direttamente al terribile omicidio. Si può sopravvivere alla violenza, intendendo con questo l’atto che arreca morte, come pure il profondo malessere che lo precede e che è impastato di storia dolorosa, a volte abusante, altre di trascuratezza estrema?
Per molti bambini o adolescenti con lutti, la morte fa parte della vita, ma è difficile da tollerare e direziona passaggi complessi e perdite. L’uccisione in sé – e in modo particolare della madre da parte del padre – è qualcosa che segna violentemente (senza possibilità di agganci interni e, purtroppo, neanche esterni) l’essere al mondo di un bambino, un ragazzo, un adulto. Tutto è senza senso e, nello stesso tempo, assume un senso terribile. La persona che nella realtà – così come nell’immaginario – dovrebbe costituirsi assieme alla madre a protezione della crescita, dell’accoglimento dei disagi, delle paure e co-creatore di belle esperienze, si fa assassina. Invece di operare per la vita, quella vita la toglie. Ognuno di noi, di fronte a questo, rimane senza fiato, senza risposte, ma chi lo vive sulla propria pelle quale fiato per sopravvivere può trovare in sé? Come può funzionare la mente di fronte a simile ferocia? Quali stati dissociativi bisogna attivare per poter rimanere in vita e nel tempo fare integrazioni per ripristinare una speranza? Di chi ci si potrà mai davvero fidare?

Segue qui:

http://ilmanifesto.info/la-doppia-uccisione-della-vita/

Ma perché le donne restano?

di Laura Pigozzi, doppiozero.com, 26 novembre 2016

Vorrei mettere in luce un aspetto trascurato che riguarda la violenza sulle donne, proprio in questi giorni che possiamo avere un ascolto più attento grazie alla istituzione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna. Nei dibattiti che ascoltiamo, nei discorsi degli esperti, nei libri che leggiamo troviamo molte riflessioni sul fenomeno, ma abbiamo anche la sensazione che non si tocchi il punto, sembra che non abbiamo ancora trovato un grimaldello abbastanza potente da modificare non dico il corso delle cose, ma almeno la posizione soggettiva della vittima. Fornire alle donne decaloghi di comportamento degli uomini violenti ha una sua utilità, ma occorre tener conto che una donna che si è legata a un uomo ammaliatore può non riconoscere, in lui, queste condotte pericolose. Una donna deve senz’altro sapere che il partner violento è quello che definisce unilateralmente le regole della relazione, che è geloso oltremisura ed esercita uno stretto controllo, che la ricatta e la svaluta psicologicamente, che vuole farla sentire sempre in colpa per poterla dominare e che tenta di isolarla dal mondo: si tratta di elenchi che non toccano, però, il punto nodale. Sono decaloghi che si continuano a ripetere come un mantra, ma che non sembrano promuovere un risveglio nelle vittime.

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/ma-perche-le-donne-restano

Femminicidio, da Frida Kahlo a Stieg Larsson i conti che non tornano

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 25 novembre 2016

Piaccia o no, la parola “femminicidio” è entrata nella lingua italiana. Oggi fa sorridere la garbata polemica cui hanno dato vita sulle pagine del Corriere della Sera e del blog la 27esima ora Isabella Bossi Fedrigotti e Barbara Spinelli a proposito della sua cacofonia e dell’opportunità (o meno) della sua adozione. La parola ha fatto capolino nel vocabolario italiano sospinta dai lavori dellaConvenzione di Istanbul 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, firmata dall’Italia nel 2012. Le posizioni delle due intellettuali, bene espresse dai titoli dei loro articoli: “Ma non chiamatelo più femminicidio” (Bossi Fedrigotti, 2012) e “Perché si chiama femminicidio” (Spinelli, 2016), sono rimaste emblematiche anche rispetto al dibattito successivo e ai tanti articoli che si sono susseguiti in occasione dei tragici eventi di cui la cronaca, con implacabile costanza, ci informa.

Tra le ragioni di Isabella Bossi Fedrigotti — scrittrice affermata e presidente di Plan International Italia, l’associazione internazionale impegnata per la difesa dei diritte delle bambine — c’era il timore che il femminicidio finisse con l’indicare una sottospecie di omicidio, in qualche misura meno importante dell’omicidio tout court, assieme a un certo (condivisibile) fastidio nel vedersi scalzata dal posto di donna — un al di là della natura che non deve attendere l’altra vita — in (s)favore dell’al di qua del mero dato naturale femminile. Per rassicurarla, Barbara Spinelli le snocciolava le ragioni (storiche) della parola femminicidio già raccolte nel suo libro dall’omonimo titolo (Feltrinelli, 2011). Il manifesto delle donne che con forza hanno voluto il conio di questa nuova parola lavorando di concerto sul piano politico e giuridico per la prevenzione di questi fenomeni, è il famoso quadro del 1935 intitolato Unos cuantos piquetitos (solo qualche piccola punzecchiatura) della pittrice messicana e militante comunista Frida Kahlo. L’opera raffigura una donna uccisa per gelosia a coltellate e il suo assassino, includendo nella rappresentazione, sul modello degli ex voto, una frase di quest’ultimo riportata dai giornali. Un’opera decisamente avanguardistica non solo per l’inconfondibile stile dell’artista, oscillante tra l’onirico e il naïf, ma per la potente capacità di anticipare una sensibilità allora pressoché assente e in grado di riconoscere nella stessa frase dell’assassino, che dà il titolo al quadro, la volontà di svilire la donna anche nel corso del dibattimento processuale.

Segue qui:

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2016/11/25/LETTURE-Femminicidio-da-Frida-Kahlo-a-Stieg-Larsson-i-conti-che-non-tornano/734749

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...