Thanopulos: “La resurrezione e l’ibernazione della morte”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 27 novembre 2016

Una quattordicenne inglese, malata terminale, ha chiesto di essere ibernata dopo la morte. Nella speranza di una sua resurrezione futura, affidata al progresso della scienza. La giustizia britannica ha risolto il conflitto tra i genitori divorziati della ragazza – la madre favorevole alla richiesta, il padre contrario – decidendo per l’ibernazione. Morire a 14 anni è troppo duro. Il desiderio di sconfiggere un destino implacabile è molto umano. Questo è il punto di partenza necessario per ogni considerazione ulteriore.
Il fantasma della resurrezione ha due declinazioni. La prima è il figlio messianico: muore simbolicamente (come figura reale) nelle difficoltà del presente, per far avvenire miracolosamente (come figura ideale) un futuro avulso da esse. La seconda mette in scena l’araba fenice: la donna-uccello che risorge sempre dalle ceneri della sua passione, che da esse trae la sua invulnerabilità, la sua forza.
In una prospettiva psicoanalitica, le due declinazioni si integrano tra di loro nella configurazione unica di una madre che si innalza al di sopra del suo infelice destino di donna, grazie a un figlio redentore. Il fantasma della resurrezione ha le sue radici nell’identificazione della donna con un’erezione dissociata dalla congiunzione erotica. Un movimento di elevazione che contrasta lo scioglimento in profondità del corpo femminile, sia nel senso di una sua contrazione, irrigidimento sia nel senso di una sua smaterializzazione.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6521

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