Thanopulos: “Ciò che resta del padre”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 17 dicembre 2016

Il pericolo dell’estinzione del padre ossessiona una società che non riesce né a uscire né a stare dentro il recinto della sua storica organizzazione patriarcale -la quale sempre di più rivela il suo carattere repressivo, costrittivo.
Il rischio vero, in corso d’opera, è la regressione collettiva verso l’investimento della figura di un “padre ideale” che oscura la relazione “coniugale” (la congiunzione erotica tra pari) in entrambe le sue declinazioni (etero e omosessuale).
Questa figura, del tutto avulsa  dal corpo sessuale, sottomette la nostra vita a un processo di astrazione dall’esperienza erotica. Configura tutte le relazioni secondo due schemi che si rispecchiano l’uno nell’altro: i legami madre-figlio e padre-figlia. Un matriarcato patriarcale, una mostruosa disincarnazione dell’esistenza.
Cosa resta del padre reale oggi? Del significato della sua assenza possiamo apprendere molto dalla tragedia greca.
In essa vanno regolarmente in scena omicidi intenzionali tra consanguinei: infanticidi, matricidi, fratricidi, uxoricidi.
Tuttavia, dalle opere tragiche è esclusa l’uccisione del padre: Laio è ucciso da Edipo fuori dallo spazio tragico vero e proprio e in modo fortuito, senza che fosse riconosciuto nella sua identità di padre.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6557

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