Carlo Emilio Gadda aveva spiegato Trump settant’anni fa

di Adriano Ercolani, ilfattoquotidiano.it, 22 dicembre 2016

Quando Adelphi ha annunciato la pubblicazione della versione originale, corredata da un minuzioso reparto critico (grazie a Paola Italia e Giorgio Pinotti), di Eros e Priapo, una delle vette stilistiche di Carlo Emilio Gadda, confesso che la mia esultanza era dettata inizialmente da un interesse meramente letterario. Considero Gadda per molti versi il più grande scrittore italiano del Novecento, quel libro in particolare rappresenta una magnifica dimostrazione del suo genio creativo, un campionario di invenzioni linguistiche, dunque la mia era semplicemente la felicità del lettore appassionato. Ma è stato rileggendo il libro su un treno metropolitano che ne ho colto la urgente, clamorosa, incontrovertibile attualità. Mentre, infatti, godevo della pirotecnica derisione gaddiana nei confronti del Duce, il classico qualunquista arrabbiato,campione da mezzo pubblico, ha iniziato a inveire contro gli stranieri. Epifania immediata: le imbecilli argomentazioni del fastidioso berciatore, in cui il razzismo si mascherava goffamente da patriottismo, erano le stesse che Gadda stroncava a colpi di frasi memorabili, piccoli capolavori di sarcasmo barocco, nel testo scritto tra il ’44 e il ’45.

Stilisticamente ispirato alla prosa del Machiavelli, deformata in mille storture grottesche, il libro analizza il fondamento dell’ipnosi collettiva del Fascismo nella visione di Benito Mussolini come simbolo virile di massa. Si tratta di una psicopatologia della coscienza collettiva in cui Logos è contrapposto ad Eros, considerando quest’ultimo “alle radici della vita e della personalità individua, come dell’istinto e della pragmatica d’ogni socialità e d’ogni associazione di fatto, d’ogni fenomeno collettivo”. Evidente appare l’influenza delle teorie freudiane. Come ci ha confermato in una recente conversazione il grande critico Pietro Citati (amico e studioso dell’autore, destinatario delle missive raccolte nel volume Un gomitolo di concause), in quel periodo Gadda era un attento lettore dei principali testi del fondatore della psicanalisi moderna. Ora, chi scrive non considera per nulla lo studio di Berggasse, 19 a Vienna un tempio, tutt’altro, ma senza dubbio la visione del “pansessualismo freudiano” (come Jung acutamente lo definì) è la miscela infiammabile che incendia la prosa meravigliosamente ardita del Gadda antifascista.

Segue qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/22/carlo-emilio-gadda-aveva-spiegato-trump-settantanni-fa/3275228/

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