Verso una società più umana: riabilitare i detenuti attraverso il lavoro

L’occupazione in ogni ambito produce salute mentale, e per questo è importante che negli istituti penitenziari venga offerta la possibilità di professionalizzarsi, imparare un mestiere, studiare, avere un lavoro retribuito, in modo che chi sconta la pena possa strutturare la fiducia in sé stesso, negli altri, nelle istituzioni e nello Stato. Ne abbiamo parlato con la psichiatra Adelia Lucattini

di Sara Ficocelli, repubblica.it, 27 dicembre 2016

Carcere e lavoro, necessità di scontare la pena e di rendersi al contempo utili alla società. Il dibattito che ruota intorno all’importanza dell’attività lavorativa per l’effettivo reinserimento dei detenuti è ampio e complesso: già nel 1764 lo scrittore illuminista Cesare Beccaria, nonno di Alessandro Manzoni, pubblicò il saggio “Dei delitti e delle pene”, pietra miliare della “giusta pena” e del concetto di riabilitazione dei carcerati, fornendo con questo libro anche preziose indicazioni in materia di “prevenzione”. I progetti del 2016. Poche settimane fa il Carcere di Parma ha presentato un progetto innovativo, “Sprigioniamo il lavoro“, che punta a offrire lavoro a 16 detenuti entro il prossimo anno attraverso la costituzione, da parte di cinque aziende (Gruppo Genis Proges, cooperativa sociale Biricca, GSC Srl, Multiservice società cooperativa, Bowe 2014 srls) della Newco, società che si occuperà della gestione di una lavanderia all’interno del penitenziario. Un’iniziativa che si affianca a molti altri progetti interessanti, tutti realizzati grazie al lavoro dei detenuti, come la creazione di prodotti e idee regalo che coniugano innovazione tecnologica e maestria artigianale nel Carcere di Bollate, o il corso di formazione per giovani pizzaioli realizzato all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni di Airola (in provincia di Benevento) grazie al sostegno economico della Fondazione Angelo Affinita“Riabilitazione sociale”, non “lavoro forzato”. Ma perché creare opportunità di lavoro all’interno del carcere è così importante per i detenuti, e quindi per l’intera società? Secondo i dati del ministero della Giustizia, i detenuti che lavorano nelle carceri per distribuire i pasti, come impiegati nell’ufficio spesa o come addetti alle pulizie in Italia sono più di 10mila (altri 1400 lavorano per soggetti esterni all’amministrazione, tra cui le cooperative sociali).  “La legge Smuraglia sull’introduzione del lavoro in carcere (22 giugno 2000, n° 193 – “Norme per favorire l’attività lavorativa dei detenuti”) – spiega Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista  – è senz’altro un’iniziativa positiva purché tenga conto che il lavoro va inteso come “riabilitazione sociale” e non come forma di coercizione o di lavoro forzato, cosa che potrebbe addirittura risultare controproducente ai fini di un reinserimento sociale dei detenuti. L’esperienza della riabilitazione psichiatrica ha insegnato che ogni forma di riabilitazione deve tenere conto della tipologia di paziente e della sua disabilità, considerando la reazione dell’ambiente alla disabilità del soggetto e operando quindi anche in ambito relazionale”.

Segue qui:

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2016/12/27/news/l_importanza_del_lavoro_come_riabilitazione_in_carcere-154947101/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...