Come vincere il terrore della pagina bianca

di Guido Vitiello, internazionale.it, 28 dicembre 2016

Gentile bibliopatologo,
sono una dottoranda in letteratura francese e da ormai cinque anni trascorro le mie giornate in compagnia d’una logorroica scrittrice morta che preferisco non citare apertamente. Le devo tanto. È merito suo, per esempio, se ho incontrato colui che oggi è mio marito e padre di mio figlio. Eppure la detesto visceralmente, perché non riesco a liberarmene. Ogni volta che penso di averla inquadrata e di essere finalmente pronta a redigere le mie umili scoperte, lei riesce a sgattaiolare dalla mia presa rivelando nuovi aspetti di sé che m’inducono a rileggere ancora e ancora quanto ho già letto e riletto, in cerca di elementi che potrebbero essere sfuggiti alla mia analisi. E quindi continuo ad accumulare e ad ampliare schede di lettura, in vista d’un lavoro di scrittura che, però, non comincia mai. Come uscire dal labirinto del perfezionismo maniacale e sbarazzarmi, in un colpo solo, della sfuggente grafomane di cui sopra e della pagina bianca? ClaireSombre

Cara ClaireSombre,
Sigmund Freud parlava di analisi terminabile e interminabile, ma l’esperienza universitaria insegna che è più facile chiudere una cura psicoanalitica che una tesi di dottorato. Il dottorando medio è assai più paralizzato e impegolato nelle sue angosce del paziente freudiano medio, e a differenza di quest’ultimo deve leggere e scrivere moltissimo, rispettando scadenze che tenta con ogni espediente di prorogare. Come se non bastasse, invece di rilassarsi su un lettino è costretto a ingobbirsi su uno scrittoio. Prima di indirizzarti al lettino, però, eccoti una pagina di Evagrio Pontico, monaco vissuto nel quarto secolo, quando non c’erano psicoanalisti in giro, ma a quanto pare c’erano già bibliopatologi:

L’accidioso, quando legge, sbadiglia spesso, e cade facilmente nel sonno, si sfrega il viso, stende le braccia e alza gli occhi dal libro, fissandoli alla parete. Messosi ancora un po’ a leggere, si affatica inutilmente, ritornando sul significato delle parole; conta le pagine, valuta l’impaginazione, critica la scrittura e l’ornato. Alla fine, chiuso il libro, ci mette la testa sopra e dorme un sonno decisamente non profondo, perché la fame risveglia la sua anima e le angosce riprendono.

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