Pigozzi: “Masochismi ordinari”

di Laura Pigozzi, doppiozero.com, 31 dicembre 2016

Sono stato indotto a riconoscere un masochismo primario – erogeno – dal quale si sviluppano due forme successive, il masochismo femminile e quello morale. (Freud)

Il masochismo morale fa male… non solo al soggetto, ma soprattutto alla coppia, al partner, alle relazioni. È una conseguenza di quello che Freud ha chiamato il masochismo morale e che si sviluppa quando l’abbandono del masochismo primario erogeno – quello legato ai piaceri forniti dalla madre – risulta incompleto. E allora abbiamo storie che non decollano mai veramente: iniziano, sembrano promettenti ma s’incagliano contro uno scoglio fantasma e restano in secca anche per anni. La non elaborazione del masochismo erogeno, simbiotico, fa mancare il passaggio strutturante e umanizzante al masochismo fondamentale che da quei piaceri primitivi prevede la separazione.

Le forme di impasse che incontra un soggetto nel suo cammino verso il masochismo fondamentale e civilizzatore, si fanno intendere in un libro fresco di stampa – Masochismi Ordinari, Mimesis – della psicoanalista Marisa Fiumanò, la quale rileva la difficoltà che c’è oggi nel sottomettersi, appunto, al masochismo fondamentale, cioè a un regime masochista portatore di un limite, moderato, buono (come il colesterolo), temperato, direi, usando una metafora che prelevo dall’armonia musicale. Se questo temperamento riesce con difficoltà ne va di mezzo anche la musica della coppia e il masochismo morale che allora si produce, più spesso nel partner maschile, la guasta. Si tratta di una piaga il più delle volte non rimarginabile: spesso una donna, all’inizio della storia soprattutto, non vede nell’attaccamento alle figure del passato del proprio uomo ciò che impedisce la relazione. Oppure si tratta di relazioni a forti tratti adolescenziali in cui uno o entrambi i partner restano dipendenti, materialmente o moralmente, dai genitori. A volte, al partner che subisce il masochismo morale dell’altro, l’ostacolo non sembra visibile: è la madre immaginaria, quella dei falsi ricordi. È la Madeleine di Proust, quella mai più ritrovabile dopo il primo assaggio, dice Fiumanò.

Pur essendoci anche dei masochisti morali d’eccellenza – come Dostoevskij per Freud, che guarisce dall’epilessia solo quando è deportato in Siberia; oppure Marx secondo Lacan il quale ritiene che un grande ideale morale spesso si connetta a una vita di sacrificio nella vita sessuale e/o sentimentale – i masochisti morali ordinari, quelli che incontriamo nella vita quotidiana, sono soggetti impossibilitati a scegliere una donna, un Altro, e dimostrano questa impossibilità o avendone molte – è il caso del triste dongiovanni, alla fine solo – , o non avendone nessuna; oppure si tratta di quei soggetti che non possono amare, che non ce la fanno a scegliere la donna che vorrebbero (e a volte proprio “dovrebbero“ scegliere, pur facendo la tara del fatto che ogni oggetto è inappropriato a placare la fame del desiderio). Nei masochisti morali è quasi sempre presente una forma di impotenza, perché la potenza sta tutta dalla parte dell’Altro materno. Il partner che inconsciamente resta legato ai piaceri antichi prende la posizione erotizzata del neonato. Quando il masochismo originario erogeno insiste troppo, avvelena le vite, soprattutto degli uomini (ma, oggi, che siamo in difetto di Edipo, anche di alcune donne). E ciò avviene in maniera più marcata soprattutto laddove esiste un culto collettivo della sacralità della maternità che, dunque, finisce per sostenere il masochismo morale anche a livello del discorso sociale.

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/masochismi-ordinari

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