Silva: “Donald il russo”

Gli americani insoddisfatti sono già pronti a divorare Trump, che medita su come difendersi

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 4 gennaio 2017

Il lettino psicoanalitico traballa, il nuovo anno si apre all’insegna della breaking news: dopo Barack Obama, il primo presidente americano eletto dagli africani, ecco Donald Trump, il primo presidente americano eletto dai russi. Metà americani ci credono e un’altra metà, composta di repubblicani, si sforza di non crederci. “Fuck it, abbiamo sputtanato quel coglioncello per otto anni dandogli del negro e adesso per presidente ci tocca il biondo Donald killer di “Dalla Russia con Amore”, ferocissimo prima che James Bond gli tiri il collo. Accidenti, il nostro presidente è della Spectre, russo ben che vada, e dobbiamo cuccarcelo se vogliamo evitare una figuraccia… peraltro inevitabile. Che fare? Finta di niente e lo difendiamo, o facciamo i repubblicani con le palle e mandiamo Trump a quel paese, la Russia, che forse è il modo di mandarci anche Obama all’altro paese, il Burundi, e la prossima volta cerchiamo di votare uno senza macchia nera o rossa, uno tosto, sicuro di sé, uno che… insomma chi? Uno immune da ogni sospetto, damn it!”. Sì, ma intanto il sospetto già sta correndo ovunque, la paranoia viaggia sui fili degli integri puritani che da un po’ di tempo hanno preso il vizio di sbirciarsi l’un l’altro: se Trump è affiliato alla Spectre, lo è magari anche il vicino di casa, “e forse un po’ anch’io”, dubita lo sceriffo di Falcon Village, “forse anch’io ho una personalità segreta che agisce a mia insaputa”. Nella sua tomba tappezzata da molteplici facce colorate di Dalton Trumbo, ghigna McCarthy.

Trump, come si difenderà da se stesso e dai suoi amici nemici? Che dovrà fare per mostrare che non è russo né spettrale, che non è il primo presidente americano eletto dai russi? Che ridere questi americani che, in particolare dopo il trionfo dei gay, passano il tempo a chiedersi se sono loro o un altro, e guardano perplessi le facce della gente, prefigurando futuri presidenti americani eletti dalla Cina e dall’Islanda. Intanto la frittata è fatta: tutti al cinema, stavolta all’Invasione dell’ultracorpo Donald, colui che, in cuor suo, pur essendo nato e vissuto americano, per antropologiche misteriose vie sa di essere un inviato russo, tanto più che a testimoniarlo c’è Rex, non il cane poliziotto ma quasi, il russissimo Tillerson, l’uomo che ha diretto le operazioni moscovizzando, e qualcos’altro ancora, Trump. A questo punto cosa scegliere, il partito o la patria? Il Congresso è per la patria, i repubblicani non scherzano, per tradizione sono antirussi, antispectre, antiseccatori soprattutto, come fanno a campare con l’idea d’avere in pancia un ultracorpo?

Segue qui:

http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2017/01/04/news/donald-trump-america-russia-113537/

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