Luigi Zoja: fine del patriarcato, l’uomo torna centauro?

di Simonetta Robiony, articolo21.it, 5 gennaio 2017

È possibile paragonare il maschio della nostra società occidentale a un centauro, fantastico animale della mitologia greca, mezzo uomo e mezzo cavallo? Se lo è chiesto, qualche anno fa, nel suo libro “Centauri: mito e violenza maschile”, appena ripubblicato in edizione ampliata da Bollati Boringhieri, il professor Luigi Zoja, psicoanalista junghiano, studioso del comportamento umano dei giorni nostri alla luce di antichi miti, autore di ricerche sulle dipendenze, sulla assenza del padre, sul consumismo sfrenato, sulla politica, sulla comunicazione. Secondo Zoja la violenza è il cono d’ombra della identità maschile perché per l’uomo conciliare biologia e cultura è più difficile di quanto lo sia per la donna. La personalità maschile è scissa: da un lato c’è l’animale fecondatore, figlio della natura, dall’altro il padre protettore, figlio della civiltà.

Professor Zoja, oggi si parla molto della violenza degli uomini contro le donne, specie se mogli, fidanzate, amanti, donne che dovrebbero essere oggetto di tutela e affetto e invece sono umiliate, percosse, perfino uccise: è un fenomeno in crescita oppure no?

Sono appena tornato da un giro di incontri in America Latina dove, come da noi, si parla molto di femminicidio, parola che proprio dal Messico è arrivata in Italia. Certo, è un tema d’attualità, ma nessuno sa se lo è perché, solo in questi ultimi tempi, si sono raccolti dati statistici su questo fenomeno, oppure perché l’autonomia raggiunta dalla gran parte delle donne ha scatenato negli uomini una nuova ondata di violenza. Se i dati fossero solo la conseguenza di una maggiore propensione alla denuncia da parte delle donne sarebbe una buona notizia, ma, purtroppo, non possiamo affermarlo.

Lei, però, nel suo libro fa una ipotesi…

Partiamo dalla premessa che nell’essere umano c’è tutto: razionalità e istinto, piano fisico e piano psicologico, natura e cultura. La mia idea è che il tramonto del patriarcato, che pure era necessario per i troppi abusi compiuti in suo nome, non è stato sufficiente a riequilibrare il rapporto tra l’uomo e la donna. Già da molto tempo analizzo e studio gli effetti della scomparsa della figura paterna nella nostra società ed è da questa “sparizione” che sono arrivato a esaminare la questione della violenza. Bene, il patriarcato se n’è andato e non tornerà più. Le donne sono più libere di agire e pensare, ma la società è rimasta fondata sulla centralità del maschio. Il maschio, però, senza più poter essere un padre ideale come nei secoli ha dettato la nostra civilizzazione, chi deve educare, chi deve proteggere, chi deve più tutelare se tutto ciò è diventato superfluo? Abbiamo buttato via tutti gli aspetti del paterno, anche quelli positivi e adesso ne vediamo le conseguenze. La violenza contro le donne, che è antica e primordiale, si è riaffacciata con prepotenza. È la mia ipotesi. Ma c’è anche altro.

Cosa, a suo avviso?

Il consumismo sfrenato, perfino quello sessuale. Senza cedere al moralismo, a me pare che questa ostinata e sfrenata offerta sessuale, dalla pubblicità ai siti porno, non abbia giovato alle donne, anzi. Direi che abbia consolidato il perdurare del maschile. Le donne e il loro corpo, oggi, vengono usati e sfruttati in vario modo. Non è una conquista per la libertà femminile.

Segue qui:

http://www.articolo21.org/2017/01/luigi-zoja-fine-del-patriarcato-luomo-torna-centauro/

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