“La voce è il vettore dell’esperienza più vicino all’inconscio”, conversazione con Laura Pigozzi

di Cinzia Ficco, unita.tv, 1 febbraio 2017

La psicanalista e insegnante di canto nel suo libro “A Nuda voce – Vocalità, Inconscio, Sessualità” si è concentrata sugli aspetti visivi dell’ esperienza, ponendo solo il problema della voce e del suono

“La voce è il vettore dell’esperienza più vicino all’inconscio. La sua melodia ci canta, dice qualcosa di noi, delle nostre provenienze, dei bagni sonori in cui fin dall’origine siamo stati immersi e dei flussi vocali che ci hanno allattato, così come rivela gioie ricevute e sofferenze patite. La vita psichica soggettiva lascia sedimentazioni sul timbro, sulla pasta, sul tessuto, sulla materia stessa della voce, rendendola inconfondibile e unica. Per questo, come il corpo, non mente,nemmeno quando le parole lo vorrebbero”. E’ Laura Pigozzi, milanese, psicanalista ed insegnante di canto, ad affermarlo nel suo libro, pubblicato di recente da Poiesis Editrice, intitolato: “A Nuda voce – Vocalità, Inconscio, Sessualità”. Duecentotrenta pagine che la professionista ha voluto scrivere per completare lo studio di Jacques Lacan il quale, come Sigmund Freud, nei suoi studi si era concentrato sugli aspetti visivi dell’esperienza, ponendo solo il problema della voce e del suono – peraltro senza svilupparlo- e  lasciando solo intravedere gli sbocchi di un’analisi uditiva.

“Eppure – dice Laura – la voce è vita. Ascoltare la voce permette, per esempio, di individuare una stretta parentela tra vocalità, godimento femminile, estasi mistica, e la cosiddetta pulsione invocante, scoperta da Lacan e che potremmo definire come qualcosa che nasce fin dal primo grido del neonato. Una pulsione rivolta a un Altro. Chi riflette sul canto, per esempio, può vedere il legame che c’è tra laringe e zona genitale. L’antico nome delle corde vocali era infatti labbra vocali e la loro forma anatomica ricorda quella della vagina, un’osservazione che dà un valore anche anatomico alla relazione tra il suono che si espande nel corpo come un’onda concentrica e il godimento femminile. Non solo. La voce è memoria, corpo della parola. La sua musica conserva le tracce della nostra storia che, a partire dal soffio iniziale, ne ha formato la trama, il timbro, il colore. La voce, dunque, come sessuale, o reale della parola. Rispetto a essa la voce, in quanto suono, è il suo eccesso libidico, il suo erotismo, il suo godimento. Per questo la voce rivela anche quando non vuole e la menzogna le è preclusa”.

Segue qui:

http://www.unita.tv/interviste/pigozzi-la-voce-e-il-vettore-dellesperienza-piu-vicino-allinconscio/

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