Recalcati: “Quella scissione tra generazioni”

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 3 febbraio 2017

Una settimana fa il priore di Bose Enzo Bianchi ha comunicato ai suoi fratelli la decisione di lasciare la guida della comunità che ha fondato e diretto. L’ha resa pubblica con una lettera che si apre con una citazione del commento di Agostino al Salmo 41: «Si dice che i cervi quando camminano nella loro mandria appoggiano ciascuno il capo su quello di un altro. Solo uno, quello che precede, tiene alto senza sostegno il suo capo e non lo posa su quello di un altro. Ma quando chi porta il peso è affaticato, lascia il primo posto e un altro gli succede».

In questa immagine dobbiamo leggere quell’avvicendamento necessario che garantisce la trasmissione dell’eredità nelle generazioni a venire. Enzo Bianchi lascia la testa della fila dei cervi per appoggiare il proprio capo stanco sulla schiena del cervo che chiude la fila. In gioco è una interpretazione efficace dell’eredità: non si abbandona la comunità, non si esce dal branco, né, tanto meno, si agisce contro di esso, non si minacciano scissioni, ma si decide che è semplicemente venuto il momento del proprio ritiro. Nietzsche ricordava che questa è la saggezza più grande nell’uomo: saper tramontare nel tempo giusto.

Da tempo sostengo che uno dei mali della politica italiana è l’assenza di una giusta interpretazione dell’eredità. Basta guardarsi attorno: in quel che resta della Destra abbiamo la sagoma rediviva di Berlusconi che anziché sfilarsi dal suo ruolo di leader lo ripropone incessantemente come sola condizione di aggregazione di un campo ormai sfilacciato, politicamente moribondo e elettoralmente drasticamente rimpicciolito. Nessuno dopo di lui. Nessun erede, nessun figlio legittimo, nessun discendente. I figli che hanno rivendicato una loro autonomia — come Alfano o Fitto — se ne sono dovuti andare. Nella Destra più estrema sembra che più che un passaggio di testimone si sia compiuto un parricidio: Bossi è innominabile, forse rancoroso nel suo isolamento, in ogni caso senza parola, fuori scena.

Segue qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/02/03/quella-scissione-tra-generazioni33.html?ref=search

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