Castigliego: “L’illusione della ragione”

di Giuliano Castigliego, giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com, 26 febbraio 2017

“Mi sentivo bloccata, paralizzata dallo sguardo fisso di quel paziente schizofrenico così insistente e invadente al punto da dover interrompere il colloquio” mi racconta una collega nel corso di una supervisione. Nel successivo svolgersi della conversazione diviene chiaro che la paura della collega ha a che fare non solo con la pregressa aggressività del paziente in questione ma anche con le esperienze e i vissuti di abbandono e impotenza sperimentati dalla stessa collega nel proprio passato. Con un po’ di esperienza, è facile individuare le difficoltà, i limiti, gli errori degli altri. Ma quando porto io in supervisione/intervisione un mio caso non è tutto così facile. Sono io che non riesco a vedere dove sta il problema che impedisce un’evoluzione del decorso o comunque un passo avanti. Eppure il problema mi sta davanti al naso, agli occhi. Perché li apro solo dopo?
Me lo domandavo leggendo un bellissimo articolo di Elizabeth Kolbert recentemente apparso sul New Yorker. La giornalista, vincitrice di un premio Pulitzer, affronta proprio il tema della nostra difficoltà ad imparare dai fatti prendendo le doverose distanze dalle nostre scorrette e pregiudizievoli opinioni. Per farlo illustra il risultato di molte ricerche psicologiche e riassume brillantemente le conclusioni di tre libri di recente pubblicazione su questo ed analoghi argomenti.
Il primo è “The Enigma of Reason” (Harvard), frutto del lavoro comune di due cognitivisti Hugo Mercier and Dan Sperber. La tesi, semplificata, è che il vantaggio principale di noi umani nei confronti delle altri specie sia la cooperazione, capacità tutt’altro che facile da instaurare e ancor più da mantenere. La ragione, di cui tanto andiamo fieri, non si sarebbe sviluppata con lo scopo di risolvere problemi logici, astratti, di trarre conclusioni originali da nuovi dati ma piuttosto con l’obiettivo di risolvere i problemi posti dalla vita di cooperazione e collaborazione in gruppo.
“Reason is an adaptation to the hypersocial niche humans have evolved for themselves,” scrivono Mercier and Sperber. I “confirmation bias” sarebbero dunque secondo gli autori non degli errori incidentali ma l’ espressione della nostra tendenza evoluzionistica a confermare le nostre opinioni e a rigettare invece quelle che potrebbero metterle in discussione, mettendoci in una posizione di svantaggio nel gruppo. Proprio per questo gli autori preferiscono brillantemente parlare di “myside bias”. Non siamo infatti affatto creduloni in generale, limiti e difetti altrui li individuiamo rapidamente, siamo però selettivamente ciechi nei confronti dei nostri.

Segue qui:

http://giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com/2017/02/26/lillusione-della-ragione/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...