Lo psicanalista Luigi Zoja a Huffpost: “Il Novecento è pieno di padri terribili e oggi sono evanescenti”

di Nicola Mirenzi, huffingtonpost.it, 19 marzo 2017

Più che tornare alla Prima Repubblica, la politica italiana sta “regredendo alla logica dell’orda, dove branchi rivali si accordano e si sbranano tra loro, senza tener conto di ciò che accadrà dopo. Ci vorrebbe un nuovo Monti, che, invece di accudire le nostre pulsioni come una madre, abbia il coraggio di essere impopolare, imponendoci nuovi sacrifici”. Scuola junghiana, Luigi Zoja è uno di quegli psicoanalisti che si muovono nelle profondità degli archetipi, decifrando il linguaggio dei simboli e della mitologia, in un territorio – quello dell’inconscio collettivo – che sta sta sempre al confine con la dimensione pubblica. Qualche anno fa scrisse un libro sulla scomparsa del padre – “Il gesto di Ettore” (Bollati Boringhieri) – che è diventato un classico sull’argomento. Tradotto in dodici lingue, ha mostrato la relazione che c’è tra l’evaporazione della figura paterna – con la sua solidità e la difesa della norma – e il tramonto dell’Occidente. E oggi che l’Italia celebra la festa del papà lo consultiamo per capire cosa abbiamo da festeggiare.

Lei che padre ha avuto?
Un persona molto dolce, non un patriarca tradizionale. Con lui, non c’è stata alcuna difficoltà, nessun trauma. E questo è il problema.

Cioè?
La commercializzazione del complesso di Edipo ha esagerato la leggenda della rivalità tra il padre e il figlio. In realtà, nella famiglia tradizionale il padre è evanescente, e non si può avere uno scontro con qualcuno che non c’è.

Lei l’ha molto (ri)cercato, il padre.
Ho studiato economia perché prima mio nonno, poi mio padre, gestivano una piccola azienda: mi sentivo in dovere di ereditarla e proseguire questa linea maschile. Mio padre, però, non non aveva il temperamento per fare l’imprenditore. Capivo la sua insoddisfazione. E per evitare la mia, mi sono diretto altrove, cominciando con una tesi in sociologia su Charles Wright Mills, uno strano marxista americano.

Erano gli anni della più grande contestazione al padre, gli anni del sessantotto.
In Francia, gli studenti cantavano: “Il padre puzza”. E io sono uscito da un corteo il giorno in cui ho sentito urlare: “Padroni! Borghesi! Ancora pochi mesi!”. Mi sentivo profondamente a disagio. Non avevo nessuna voglia di far fuori mio padre. E anche io volevo vivere: ero consapevole di essere un borghese.

Molti lo erano.
C’era già troppa violenza. Ho sentito arrivare le Brigate Rosse da lontano e mi sono spaventato. Quando tutti si impegnavano, mi sono ritirato allo Jung Institute di Zurigo a studiare. Ma ho trovato un sessantotto anche lì.

Quale?
Gli americani arrivavano la con la marijuana e i libri di Herman Hesse nello zaino. Si fermavano un semestre e poi proseguivano per l’India in autostop. Sperimentavamo LSD. Anche io l’ho fatto, con un collega psichiatra pronto a iniettarmi il valium in caso fossi andato a finire in un bad trip, un brutto viaggio.

E cosa ha scoperto?
Che c’è un tale ribollire di fantasia e irrazionalità nei sogni che facciamo ogni notte che è inutile stimolarle chimicamente. E che c’era, sotto il codice della ribellione, un uso delle droghe consumistico.

Segue qui:

http://www.huffingtonpost.it/2017/03/19/zoja-padri-novecento_n_15466188.html

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