Thanopulos: “Al desiderio piace il diritto”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 25 marzo 2017

Trattare i bisogni primari come diritti inalienabili è un errore. Essi sono finalizzati al mantenimento del substrato puramente biologico dell’esistenza. I diritti, invece, presumono la costituzione di una comunità politica, l’istituzione della Polis. Sono legati al desiderio e non ai bisogni. La norma che protegge il “diritto alla vita”, cioè il divieto di uccidere, chiarisce la questione. Quando questa norma è legata ai bisogni, ha un fondamento incerto. Non si uccidono i membri del proprio gruppo (famiglia o tribù), i servi di un padrone, i sudditi di un sovrano. Ciò nuocerebbe  alla soddisfazione dei bisogni del gruppo e al potere che lo sorregge, lucrando sulla soddisfazione dei bisogni. Tuttavia, il divieto di uccidere non implica il riconoscimento di un diritto alla vita come valore fondamentale. Il bisogno primario non si traduce di per sé in un diritto. Non c’è nessuna legge che impedisca che le persone muoiano di carestia o di stenti. E nella grande maggioranza dei paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, la democrazia più  potente, la pena di morte regna sovrana.
I diritti sono un derivato sociale del desiderio. Se le loro condizioni materiali sono sufficientemente buone, gli esseri umani non perseguono solo il restare in vita godendo di piaceri semplici, del sollievo prodotto dalla scarica dalle tensioni.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6705

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