Barbetta: “Enzo Bonaventura e la psicoanalisi”

di Pietro Barbetta, doppiozero.com, 27 marzo 2017

Quel che mi è accaduto ha dell’incredibile. Una vicenda che ha qualcosa di misterioso e attraente mi spinge a scriverci sopra. Ma cominciamo dall’inizio. È uscita dopo molti anni, per Marsilio, una nuova edizione critica del libro di Enzo Joseph Bonaventura (1891-1948): La psicoanalisi, a cura e con introduzione di David Meghnagi. Bonaventura non era medico, era laureato in filosofia e si occupava di psicologia sperimentale. A quei tempi la psicologia sperimentale era altra cosa rispetto alle attuali “scienze cognitive”. In quegli anni gli autori più importanti, i fondatori della psicologia sperimentale, erano Wilhelm Wundt (1832-1920) e Franz Brentano (1838-1917). Brentano, era, a sua volta, maestro di Edmund Husserl (1859-1938), il fondatore della filosofia fenomenologica, e di Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi. Entrambi, Husserl e Freud, avevano ascoltato Brentano a lezione. Di particolare importanza era la nozione di “intenzionalità”, che Brentano aveva ripreso dalla filosofia medievale, distinguendola dal concetto di “intenzione”. Il tema dell’intenzionalità sarebbe stato al centro della filosofia di Husserl, fino al concetto di Einfühlung, oggi tradotto con “empatia”. In psicoanalisi questa ricerca filosofica assumerà la denominazione di “traslazione”, o “transfert”. Grazie a questa sua formazione filosofica, Bonaventura rileva la scarsa conoscenza da parte degli psicoanalisti medici riguardo alla psicologia sperimentale che, dalla psicologia della percezione alla psicologia sociale, aveva avuto un’impostazione marcatamente fenomenologica, per esempio con la psicologia della Gestalt di Max Wertheimer (1880-1943) e Wolfgang Köhler (1887-1967) e la teoria del campo di Kurt Lewin (1890-1947). In altri termini, proprio passando attraverso la psicologia sperimentale di quel tempo, che traeva spunti e fondamenti dalla filosofia fenomenologica, si chiariva un punto chiave della psicoanalisi: la relazione terapeutica, che i medici tendevano a trascurare a vantaggio di una concezione oggettivante del “paziente”.

Tuttavia questo libro ha per me un suo fato. Mesi fa discussi una tesi con uno studente ebreo, Mirco Ferrari, sulla vita e l’opera di Silvano Arieti, amico e collega di Bonaventura. Tra le sue opere, Arieti scrisse una memoria sul caso clinico del Parnàs, Abramo Giuseppe Pardo, Presidente della Comunità ebraica di Pisa. Pardo soffriva di una grave forma di fobia che gli impediva di uscire di casa per il timore di venire sbranato da animali domestici. La sua auto-reclusione facilitò la cattura e la sua uccisione da parte dei nazifascisti nel 1944, poco prima della liberazione della città. Proposi a Ferrari di intervistare David Meghnagi, che, oltre a essere il massimo studioso italiano riguardo ai rapporti tra ebraismo e psicoanalisi, ha indagato a fondo proprio la patologia del Parnàs a partire dall’opera di Arieti. Mirco Ferrari va a Roma per parlare con Meghnagi, per la tesi. Durante il colloquio Meghnagi gli parla di un altro psicoanalista ebreo: Enzo Bonaventura, forse perché in quel momento è impegnato a lavorare su questo libro, oppure perché Bonaventura e Arieti erano in rapporto di amicizia tra loro, per contiguità. Durante la giornata di martedì scorso ricevo in università la nuova edizione Marsilio di La psicoanalisi, con l’introduzione di Meghnagi. Rientro a casa e trovo un pacco con dentro l’edizione Arnoldo Mondadori del 1950 dello stesso libro, insieme a una lettera di Mirco Ferrari, che, tra le altre cose, mi scrive: Nella Torah troviamo scritto “Tzedeq, Tzedeq, Tirdof” (Deu: 17:2). Letteralmente significa “la giustizia, la giustizia inseguirai”. Tramandando la memoria di Bonaventura e di Arieti e del Parnàs, inseguendo la loro storia e tentando di comprendere la loro vita, noi partecipiamo attivamente a un cambiamento di cui il mondo necessita ancora oggi, attraverso questo nostro agire stiamo inseguendo la giustizia.

Segue qui:

http://www.doppiozero.com/materiali/enzo-bonaventura-e-la-psicoanalisi

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