Ospiti – Guerrini e Saottini: “In treatment Terza Stagione. Il copione”

Il copione: “non si combatte in absentia o in effige”

di Benedetta Guerrini e Cristina Saottini, spiweb.it, 17 aprile 2017

La psicoanalisi, come la vita, è sempre in qualche modo drammatica, anche quando si nasconde dietro le pieghe di un’apparente banalità. E il dramma è azione. Rita, Riccardo, Luca e Bianca sembrano lottare disperatamente contro l’irrompere del dramma nella loro vita e lo fanno inizialmente minimizzando il problema che li porta nello studio di un’analista: “Non ricordo le battute del copione”, “Me l’ha imposto padre Carlo”, “E’ stata la professoressa Grandi”, “Lei mi deve dare qualcosa che mi fermi questa cosa che mi è venuta”. Con il passare delle settimane il copione ci mostra come si possa passare da queste fasi di apertura di un incontro analitico in cui ci si presenta, proprio come nella fiction, per quello che di sé si conosce, la propria divisa (“sono un’attrice”, “sono un sacerdote”, “sono un omosessuale”, “sono una che ce la fa”) a iniziare, lentamente, a pensarsi, grazie alla presenza dell’analista che invita a guardare dentro le proprie relazioni familiari e affrontarne i primi nodi dolorosi: Rita deve iniziare a “vedere”, insieme a noi, una sorella così diversa, ma forse così pericolosamente uguale; Riccardo due genitori troppo presi dal loro amore per la musica;  Luca lo shock di una madre biologica che ricompare dal nulla a travolgere le già complicate dinamiche edipiche con i genitori adottivi; Bianca deve avvicinarsi con paura e dolore all’altra faccia dell’amore. In questa terza settimana una svolta importante: sembra iniziare a prendere spazio scenico la relazione con l’analista, in altre parole quello che gli analisti chiamano transfert. E quando il transfert irrompe sulla scena, ogni commedia si trasforma in dramma. Ecco allora che nel setting l’atmosfera si scalda, si arroventa a tratti: l’analista diventa la madre di Rita che preferiva la sorella, il padre di Riccardo che pensa si sia fatto prete perché non ha risolto “i suoi problemi di testa”, il padre di Luca che all’irrompere dell’adolescenza non ha retto la diversità del figlio e si è allontanato, il padre di Bianca, misteriosa figura potentemente idealizzata e rimpianta che non sembra poter essere realmente incontrata senza scatenare una potente turbolenza emotiva. Il transfert, che qui è rappresentato come diretta espressione delle emozioni dei pazienti nei confronti del dottor Mari, si manifesta in forme provocatorie e spiazzanti: tutti i pazienti, in un modo o nell’altro, cercano, come Rita, di far recitare all’analista il proprio personale copione interno. Quello che rende così speciale la relazione analitica è proprio lo svilupparsi del transfert e la possibilità che offre di mettere in scena il modo che ciascuno ha di vedere se stesso e di sentirsi visto. Quello che tutti i pazienti di Mari si aspettano, quello che ogni paziente sembra aspettarsi a un certo punto della terapia, è che l’analista occupi una posizione predefinita dal proprio copione psichico, perché nonostante il malessere la paura più grande resta quella di cambiare, di perdere quei modelli di riferimento interni intorno ai quali si è costruita la propria identità.

Segue qui:

http://www.spiweb.it/cinema-serie-tv/1032-in-treatment-terza-stagione/settimana-3/7954-benedetta-guerrini-e-cristina-saottini

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