Recalcati: “Ragazzi fragili”

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 9 maggio 2017

A proposito della relazione genitori e figli il nostro tempo sembra sostenere due imposture o, se si preferisce, due retoriche pedagogiche egualmente distorte. La prima è quella delle regole. Esiste una vera e propria industria culturale che produce libri di ogni genere e specie che dovrebbero accompagnare i genitori nel loro dressage disciplinare del figlio. Il volto severo, oscuro e minaccioso della Legge è stato sostituito con quello più moderato e pragmatico delle regole. Una serie per ogni sequenza comportamentale. I manuali di “psicopedagogia” prêt-à-porter nordamericani, ma anche nostrani, ne sono infarciti: come fare per addormentare il proprio bambino, per farlo mangiare, per farlo studiare, per farlo socializzare. Questo nuovo impero della regola si associa solitamente a quello della medicalizzazione sospinta della vita: educare significa normalizzare e se un figlio dimostra di non corrispondere all’ideale positivo della normalità sarà immediatamente consegnato alla presa severa della diagnosi psichiatrica che, non a caso, la versione recente del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” sembra estendere a ogni livello dell’esperienza non negando a nessuno la sua etichetta (che è sempre una piccola etica, ironizzava Lacan): disturbi dell’appetito, dell’apprendimento, dell’attenzione, del sonno, dell’umore, eccetera. Il mito della regola e quello dell’uso inflattivo dell’etichettamento diagnostico si sostituiscono così al lavoro duro, paziente e incerto dell’educazione.

Segue qui:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/05/09/ragazzifragili46.html?ref=search

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