Risè e Maiolo sulla “Balena Blu”

Quei ragazzi inghiottiti dalla Balena blu

di Claudio Risè, ilgiornale.it, 30 maggio 2017

Perché si fanno male? Perché, addirittura, vogliono uccidersi? Nel crescendo di sfide e prove autodistruttive che gli adolescenti si sono imposti negli ultimi anni, la vicenda Blue Whale segna una svolta. Innanzitutto per l’ambiente fisico in cui nasce. Le sfide alla morte sui tetti dei treni o quelle in autostrada nascevano nella banda, all’aria aperta, per la strada. Blue Whale, invece, prende forma nel chiuso della cameretta dell’adolescente, nella sua massima solitudine, rotta solo dal computer e dalla società virtuale di internet, già teatro degli Hikikomori, i «ragazzi autoreclusi». Una delle più devastanti (e taciute anche dai genitori, impietriti dal terrore) patologie degli ultimi anni. È nell’isolamento della cameretta che arriva la mail del curatore, postmoderno direttore spirituale che ti detta via web le regole non per realizzare la tua vita e personalità, ma per ucciderti sfracellandoti sull’asfalto. Il fatto che un cinquantennio di educazione antiautoritaria e liberale si concluda con un curatore (o tutore) misterioso che ti impartisce istruzioni per progressivamente distruggerti e poi ammazzarti, cui obbedisci senza fiatare, ci insegna molte cose. Le prima è che i ragazzi hanno bisogno di cura, altrimenti si cercano il curatore. Nessuno può vivere senza regole, soprattutto gli adolescenti.

Segue qui:

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/quei-ragazzi-inghiottiti-balena-blu-1403503.html

A proposito di “Balena blu”

Il piacere del rischio in adolescenza è aumentato a dismisura perché oggi è più facile sentirsi eroi, anzi super con un video o un selfie virale

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 30 maggio 2017

L’allarme è «virale», come si dice ora nel tempo digitale. È bastato un servizio decisamente inquietante per mettere in angoscia genitori e educatori, infuocare gli animi di preoccupazione e far gridare all’emergenza. Il caso della «Balena blu» spaventa, anzi terrorizza. Potrebbe essere, come alcuni sostengono, una falsa notizia diffusa da uno scoop televisivo, ma non è questo il punto. Anzi sostenere che è un fake può servire a contenere l’angoscia e lo sgomento, ma non ad affrontare il problema sottostante. A mio parere il punto centrale è la riflessione da fare d’urgenza sul disagio giovanile e sulla solitudine dei nuovi adolescenti che in rete spesso sono in balia del pericolo e disattrezzati a riconoscerne i rischi. «Blue whale» non fa che accendere i riflettori sulle nuove forme di sofferenza e su quel dolore interno che conduce i minori a compiere gesti gravi. E tutto questo, purtroppo, sfugge a molti adulti distratti e lontani dal mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e che, puntualmente e con sorpresa, dicono «non me lo sarei mai immaginato».

Segue qui:

https://www.ladigetto.it/permalink/65706.html

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