Thanopulos: “Ogni guerra è una guerra fratricida”

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 16 giugno 2017

Nel teatro greco di Siracusa sono in scena in questi giorni due tragedie: Sette su Tebe di Eschilo e Le fenicie di Euripide. Trattano il tema dello scontro  fratricida tra Polinice e Eteocle secondo narrative diverse. Il lavoro di regia allude, in entrambe, a faccende dolorose di oggi: agli assedi di Sarajevo e di Aleppo, nella prima; all’esilio delle donne musulmane, nella seconda. L’intenzione è di sottolineare l’universalità dei temi del fratricidio e dell’esilio, al di là delle barriere culturali, linguistiche e religiose.
Delle due tragedie, Sette su Tebe è la più austera e intensa. Le fenicie è una sua rilettura più colta e riflessiva che, pur riducendone la tensione, amplia e approfondisce i suoi temi. Espande la sua portata politico-filosofica e rende più riconoscibili le implicazioni psichiche degli eventi narrati. In Eschilo, Eteocle è il difensore nobile della città che, paragonata a una nave, deve essere protetta dal mare montante della moltitudine dei suoi aggressori. Le orde dei nemici che si abbattono sulle mura cittadine, il fragore dei loro movimento misto ai nitriti dei cavalli, le grida delle donne, che già si immaginano prigioniere, deportate in terre lontane, echeggiano onde emotive travolgenti. Mescolano fascinazione e terrore, in un crescendo di suspense che raggiunge la sua più bella espressione nella descrizione accurata dell’impeto guerriero dipinto sugli scudi degli assalitori in cui si riflette il coraggio altrettanto indomito dei difensori.

Segue qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/6835

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