Castigliego e Campagner su “Blue Whale”

L’inquietante balena dell’inconscio

di Giuliano Castigliego, giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com, 4 luglio 2017

“L’origine prima e incondizionata del suicidio rimane un segreto della persona singola” scriveva Jaspers nel lontano 1946 (nel suo saggio “La mia filosofia”). Può sembrare una tesi retrograda, superata, quasi provocatoria ai tempi delle nostre promettenti neuroscienze. Eppure a tutt’oggi, nonostante importanti studi, ricerche e programmi di prevenzione, non disponiamo ancora di elementi tali da consentirci di prevedere con certezza o almeno con ragionevole probabilità se, come e quando il rischio suicidario, teoricamente ipotizzabile, verrà messo in atto. Esami di laboratorio e tecniche di neuro-imaging purtroppo non ci aiutano (ancora) e la valutazione del rischio è tutt’ora affidata al giudizio clinico, all’esperienza, all’intuito del medico/psichiatra, alla capacità di osservazione e al “fiuto” di familiari, amici, colleghi, oltre che alla comprensibilmente limitata disponibilità al dialogo di una persona che nella difficoltà si sente braccata ed impotente. Si aggiunga poi che “mentre prima il suicidio riguardava soprattutto gli over 45, oggi è tra le tre principali cause di morte nella fascia di età compresa tra i 15 e i 44 anni”  ed è la seconda causa di morte tra i ragazzi sotto i 20 anni .Un’età che fa rima con l’imprevedibilità, tanto che, un esperto di giovani e di suicidi, Gustavo Pietropolli Charmet giunge ad affermare: “tra i giovani, il fatto di essere adolescenti è il principale fattore di rischio”. Indubbiamente i disturbi mentali, – “il 75% dei quali si manifesta in maniera sintomatologicamente evidente entro i 25 anni” e il 50% di quelli più gravi addirittura prima dei 14 anni. – costituiscono un indubbio fattore di rischio per il suicidio. “In particolare, la depressione maggiore è la principale categoria nosografica alla quale viene ricondotto oltre il 50% dei suicidi, seguita da schizofrenia, disturbi di personalità, dipendenze da sostanze (soprattutto da alcol), disturbi dell’alimentazione e disturbi mentali organici (Cavanagh et al., 2003)”.

Segue qui:

http://giulianocastigliego.nova100.ilsole24ore.com/2017/06/04/linquietante-balena-dellinconscio

Blue Whale e anoressia, ecco perché i giovani sono così esposti al nulla

Giochi pericolosi come Blue Whale approfittano dello smarrimento dei giovanissimi negli anni dell’adolescenza. Ecco come e perché si fidano del “curatore”

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 2 luglio 2017

Le recenti indagini milanesi su una ventenne sospettata di istigazione al suicidio attraverso Instagram (ne ha parlato un articolo di Repubblica del 20 giugno) ha di nuovo acceso l’interesse attorno a Blue Whale, il gioco distruttivo reso noto dal controverso servizio de Le Iene del 15 maggio 2017. I siti perversi non sono una novità. Andavano forte fino a qualche anno fa quelli dedicati a incentivare l’anoressia e in generale a promuovere l’estetica del magr(issim)o è bello. Lì si potevano (ma ancora si riesce, nonostante l’azione di contrasto della polizia postale) trovare consigli su come perdere peso, su come non farsi scoprire o su come calcolare ossessivamente le calorie. Ora che l’anoressia fa meno notizia, anche se il fenomeno è tutt’altro che debellato (i dati 2016 lo danno in crescita di oltre 8.500 casi l’anno), i media cercano in rete altri possibili scoop. Nasce così il servizio de Le Iene. Giustamente oggetto di critiche per le forzature e le imprecisioni contenute, ha comunque acceso un riflettore su alcune di forme di disagio giovanile che lasciano intravedere uno smarrimento così angosciante al cospetto del quale qualsiasi rimedio, anche il più estremo, appare il benvenuto. Blue Whale è un programma di istigazione al suicidio promesso come premio al termine di un cammino di spoliazione e rinnegamento di sé raggiunto con un’obbedienza succube, con l’ottundimento della coscienza attraverso la deprivazione del sonno, unito all’assunzione di massicce dosi di film horror e all’istigazione all’autolesività. La quindicenne di Fiumicino soccorsa dalla polizia a fine maggio mentre progettava di farsi investire da un treno, era arrivata al ventiquattresimo dei 50 passi previsti dal programma. A salvarla la tempestiva telefonata di un’amica, alla quale aveva confidato di non reggere ulteriormente la situazione e di voler per questo affrettare la conclusione del “gioco”. Un evento che se si fosse verificato, avrebbe determinato il successo del “curatore”, il nome paradossale sotto il quale si ammanta il seduttore sadico che opera attraverso la rete.

Segue qui:

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2017/7/2/SCUOLA-Blue-Whale-e-anoressia-ecco-perche-i-giovani-sono-cosi-esposti-al-nulla/771790/

 

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