L’ossessione del cellulare

Smartphone-aholic, gli assenti battono i presenti 10 a 0

di Giusy Cinquemani

In questi giorni, in contesti diversi, mi è capitato di pensare, parlare e discutere, rischiando anche di litigare, sulla pervasività dell’uso dello smartphone nonché sugli effetti di tale abuso. Qualche settimana fa, Giuliano Castigliego, su il Sole 24 ore, riprendeva uno studio in cui si indagava e confermava la riduzione delle nostre capacità di concentrazione e di risoluzione dei problemi a causa dello smartphone. Tutti possiamo facilmente osservare che non ci sono attività, situazioni o incontri in cui quel dispositivo si spegne volentieri e volontariamente. Qualora lo si faccia, perché costretti, lo si setta sulla modalità silenzioso o vibrazione, lasciando comunque a contatto con pelle o a portata di mano. Potremmo dire che non c’è attività, situazione o incontro che ci faccia sentire di volere essere proprio in quella attività, situazione o incontro. A lavoro, a casa, in famiglia, in riunione, in viaggio, con il partner, con i proprio genitori, con i propri figli, con gli amici, con i colleghi, si rimane connessi con il resto del mondo, o meglio, in attesa che il resto del mondo si faccia vivo con noi.

Segue qui:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/21/smartphone-aholic-gli-assenti-battono-i-presenti-10-a-0/3742182/

C’è un motivo se stiamo sempre a smanettare con il cellulare

Il nostro digitare ossessivo sullo smartphone anche in presenza di altre persone non è una forma di maleducazione. Anzi, ha una ragione ben precisa secondo lo studio di uno psicoanalista

di Marco Belpoliti, 21 luglio 2017

Entro nel vagone della metropolitana. Sono tutti occupati a digitare sul loro cellulare, sia le persone sedute come quelle in piedi. Sguardo fisso e mani che si muovono rapide. Al parco, medesima scena. Su una panchina conto quattro adulti seduti: stanno tutti scrivendo sul loro smartphone. Dovunque vado vedo gente che non fa che manipolare il proprio telefonino. Perché? Uno psicoanalista inglese, Darian Leader, propone una spiegazione interessante. La tecnologia contemporanea legittima la pulsione, ragione per cui le mani «picchiettano, sfiorano, fanno scorrere lo schermo». Non riescono mai a stare ferme. Non sarebbe l’eccesso d’informazione, o di distrazioni accessibili, a influenzare questi comportamenti compulsivi, quanto piuttosto la necessità di «scaricare una parte dell’eccesso corporeo che ci satura».

Oggi compiamo attività che implicano sempre meno sforzi muscolari e invece sempre più sforzi di tipo nervoso, così da accumulare nel corpo una tensione altissima che alcuni riescono a scaricare attraverso la corsa, lo yoga o altre attività fisiche di varia natura, tra cui le arti marziali. Leader ha esposto la sua tesi nel libro “Mani. Come le usiamo e perché” (Ponte alle Grazie). La sua tesi di fondo è che esiste per ciascuno di noi, in forma e modi differenti, il problema della tensione pulsionale, ovvero dell’eccesso che c’è sempre nel nostro corpo, un “troppo”, come lo definisce, che le nostre mani, si sforzano perpetuamente di esiliare. La salute fisica e anche mentale dipenderebbero, secondo varie teorie, da questa espulsione di energia.

Segue qui:

http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2017/07/21/news/c-e-un-motivo-se-stiamo-sempre-a-smanettare-con-il-cellulare-1.306253?ref=fbpe

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