Una teoria dell’inconscio alla prova del tempo

Da Freud a Lacan. A ricordare l’originaria vocazione sovversiva del progetto freudiano, due libri di Cortina: «Pensieri di uno psicoanalista irriverente» di Antonino Ferro, e le lezioni fra il ’98 e il ’99 di Massimo Recalcati all’Università di Urbino

di Franco Lolli, il manifesto, 30 luglio 2017

Qualche tempo fa, Jorge Aleman, psicoanalista e filosofo argentino da anni impegnato in un’originale riflessione sul legame tra psicoanalisi e politica, pubblicava su Facebook un breve testo nel quale dichiarava, senza mezzi termini, la fine della psicoanalisi. Secondo il suo «comunicato», il contributo che la disciplina inventata da Sigmund Freud più di un secolo fa era stata in grado di portare allo sviluppo del pensiero avrebbe raggiunto e superato la sua «acme elaborativa», proiettandosi verso un inevitabile declino. Una tesi provocatoria, sostenuta, coraggiosamente, in una fase di grande intraprendenza della comunità analitica, quando dunque questa contingenza storica sembrerebbe spingere verso conclusioni opposte. Il suo particolare interesse deriva dalla capacità di mettere in rilievo la distinzione tra compimento di un mandato socio-culturale e residua vitalità delle istituzioni che lo hanno preso in carico, tra inattualità intellettuale di un pensiero e capacità di sopravvivenza del gruppo che ne aveva favorito lo sviluppo, tra collasso di un sistema interpretativo e resistenza a prendere atto della propria inadeguatezza nell’intercettare lo spirito del tempo. Anche sull’esaurimento della funzione civile della letteratura e, di conseguenza sul discorso critico che le sta intorno si è molto scritto, sottolineando come sia tramontata la sua percezione del potenziale demistificatorio che le era tradizionalmente intrinseco, tanto che ripercorrerne la storia, valutarne gli esiti, preoccuparsi di insegnarla, non implica necessariamente contribuire alla vita sociale. Forse anche per la psicoanalisi si impone la necessità di un cambio di paradigma, a patto innanzi tutto di capire cosa questo significhi. Per quanto si possa metterne in dubbio la pertinenza, la tesi di Aleman interroga una disciplina che, innegabilmente, fatica a stare al passo con i tempi, a volte cedendo a rimpianti nostalgici per un ordine simbolico (quello del patriarcato) ormai sorpassato, e tendendo a oscillare tra arroccamenti elitari e derive pop, mentre ammicca alle neuroscienze da un lato e cede all’imperio del cognitivismo dall’altro, nel tentativo di affrancarsi dalla fragilità del proprio fondamento epistemologico.

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https://ilmanifesto.it/una-teoria-dellinconscio-alla-prova-del-tempo/

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